28 Luglio 2026, martedì
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Eredità Agnelli, i fratelli Elkann versano 175 milioni al Fisco

Accordo con l’Agenzia delle Entrate per chiudere il contenzioso tributario legato all’eredità di Marella Agnelli. Ma l’inchiesta penale per frode fiscale e truffa allo Stato prosegue a Torino.

ROMA – Una somma imponente, 175 milioni di euro, è stata versata all’Agenzia delle Entrate dai fratelli John, Lapo e Ginevra Elkann. Il pagamento, effettuato per definire un lungo e complesso contenzioso fiscale legato all’eredità di Marella Agnelli, vedova dell’Avvocato Gianni Agnelli, rappresenta un passaggio cruciale nella vicenda che da mesi tiene sotto i riflettori la dinastia più celebre della storia industriale italiana. Ma non segna la fine della questione: sul fronte penale, infatti, le indagini della Procura di Torino proseguono senza sconti.

L’accordo raggiunto con il Fisco italiano prevede il versamento di una cifra che comprende imposte ritenute non corrisposte, sanzioni e interessi maturati. Secondo fonti giudiziarie, la transazione non comporta alcuna ammissione di responsabilità da parte degli Elkann. Un portavoce della famiglia ha precisato all’agenzia ANSA che la definizione è avvenuta “senza alcuna ammissione, neppure tacita o parziale, della fondatezza delle contestazioni inizialmente ipotizzate”. L’obiettivo dichiarato è stato quello di “chiudere rapidamente e definitivamente una vicenda dolorosa, sia sul piano personale sia familiare”.

Il nodo della residenza svizzera

Sul piano giudiziario, tuttavia, il caso resta aperto. La Procura di Torino continua a indagare per presunta frode fiscale e truffa ai danni dello Stato. Al centro dell’inchiesta, la contestazione di una residenza fittizia in Svizzera attribuita a Marella Agnelli, deceduta nel 2019. Secondo gli inquirenti, tale domicilio sarebbe stato solo formale e funzionale ad aggirare l’imposizione fiscale italiana sull’ingente patrimonio ereditario.

Il sospetto è che attraverso l’uso di trust offshore, società estere e strumenti finanziari complessi, parte dell’eredità sia stata sottratta all’imposizione fiscale italiana. Le autorità ipotizzano che il valore occultato superi i cento milioni di euro. A settembre 2024 erano già stati disposti sequestri per un totale di 74,8 milioni di euro: tra i beni oggetto dei provvedimenti vi sono rendite vitalizie, quote societarie, patrimoni fiduciari e altri asset mobiliari.

Coinvolti anche due professionisti: il commercialista Gianluca Ferrero, attuale presidente della Juventus e figura di spicco nella consulenza fiscale torinese, e un notaio svizzero, entrambi considerati facilitatori delle operazioni sotto indagine. I fratelli Elkann, dal canto loro, hanno sempre respinto con fermezza l’accusa di aver gestito un “patrimonio occulto”, ribadendo la regolarità delle dichiarazioni patrimoniali e l’assenza di intenti elusivi.

Verso la “messa alla prova”?

L’accordo con l’Agenzia delle Entrate potrebbe ora aprire la strada, almeno per John Elkann, alla richiesta di una misura alternativa al processo: la “messa alla prova”, prevista dall’ordinamento penale per determinati reati tributari. Questa formula consente di evitare il procedimento ordinario attraverso un percorso concordato che prevede, tra l’altro, attività di pubblica utilità e il risarcimento del danno.

Non si tratta di una scorciatoia ma di uno strumento giuridico ben definito e previsto per alleggerire il carico della giustizia penale nei casi in cui il danno economico sia già stato integralmente riparato. Fonti vicine alla famiglia Elkann precisano che la definizione fiscale non è una rinuncia alla difesa, ma una scelta ponderata per evitare un contenzioso tributario di lunga durata, potenzialmente lesivo anche per l’immagine del gruppo familiare.

Un accordo che non chiude il capitolo giudiziario

Sebbene il versamento di 175 milioni rappresenti un’uscita significativa, il fronte penale continua a rappresentare una fonte di rischio per la famiglia e i suoi asset. La Procura di Torino resta ferma nella convinzione che la pianificazione fiscale successoria dell’eredità Agnelli abbia oltrepassato i limiti della liceità. L’interesse investigativo non riguarda solo la localizzazione dei beni, ma anche i meccanismi con cui sarebbe stato costruito un sistema di protezione patrimoniale – attraverso trust e interposte persone – destinato, secondo l’accusa, a eludere la normativa fiscale italiana.

La vicenda tocca inevitabilmente anche il peso storico e simbolico della famiglia Agnelli nella narrazione economica e industriale del Paese. John Elkann, oggi alla guida di Exor – holding del gruppo Agnelli, con partecipazioni in Stellantis, Ferrari, Juventus, The Economist e altri – si è ritrovato al centro di un’inchiesta che, al di là degli aspetti tecnici, ha anche un forte valore reputazionale.

Una questione privata diventata pubblica

La morte di Marella Agnelli, avvenuta nel 2019, ha riaperto molte questioni interne al patrimonio di famiglia. Moglie dell’Avvocato e figura riservata, Marella era formalmente residente a Ginevra. Una residenza che ora è al centro del contenzioso: secondo la Procura, si trattava di una scelta artificiosa, adottata con l’unico scopo di garantire ai suoi eredi condizioni fiscali favorevoli. Se così fosse, si profilerebbe non una semplice pianificazione successoria, ma una frode organizzata.

I fratelli Elkann, pur scegliendo una linea difensiva cauta, hanno sempre sostenuto la correttezza delle scelte compiute, difendendo l’operato dei professionisti coinvolti e la legittimità della residenza svizzera della nonna. L’accordo con il Fisco, in questo senso, viene interpretato come una decisione pragmatica, utile a chiudere il capitolo tributario per concentrarsi sulla difesa penale.

Una trattativa tra realismo e tutela dell’immagine

Sul piano pratico, la transazione con l’Agenzia delle Entrate rappresenta anche un segnale di distensione istituzionale, in un momento in cui il tema della lotta all’evasione e dell’equità fiscale è particolarmente sensibile nel dibattito pubblico. Tuttavia, il caso dimostra anche la complessità delle grandi successioni ereditarie e delle strategie di gestione del patrimonio in ambito globale, dove la distinzione tra lecito ed elusivo diventa sottile e spesso controversa.

Per la famiglia Elkann, l’accordo potrebbe servire a chiudere – almeno in parte – una pagina giudiziaria ingombrante e dolorosa. Ma la conclusione del capitolo più delicato, quello penale, è ancora tutta da scrivere.

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