27 Luglio 2026, lunedì
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Consulta: cade il divieto sulle macchinette per il gioco online nei locali pubblici

La Corte Costituzionale boccia la norma del “decreto Balduzzi”: il Parlamento dovrà ora intervenire con nuove regole per contrastare la ludopatia senza colpire indiscriminatamente

ROMA – Il divieto che per oltre un decennio ha impedito a bar, tabaccherie e altri esercizi pubblici di mettere a disposizione dei clienti postazioni per il gioco d’azzardo online è stato dichiarato incostituzionale. A stabilirlo è una sentenza della Corte Costituzionale che smonta una delle norme cardine del cosiddetto decreto Balduzzi del 2012, aprendo un nuovo e delicato fronte normativo.

Al centro del giudizio c’è il principio di proporzionalità. La Consulta ha riconosciuto la legittimità dell’obiettivo perseguito dal legislatore – la lotta alla dipendenza dal gioco – ma ha bocciato senza appello lo strumento scelto: troppo generico, troppo rigido, e privo di distinzioni tra contesti legali e illegali, tra usi occasionali e attività sistematiche.

La norma bocciata e la questione di costituzionalità

La norma finita sotto la lente dei giudici era quella che vietava nei locali pubblici l’uso di apparecchiature – computer, terminali o dispositivi – collegate a piattaforme di gioco online, siano esse legali o meno. Una misura nata per contrastare la ludopatia ma, secondo la Corte, scritta in modo eccessivamente ampio e indistinto.

In altre parole, il divieto colpiva indiscriminatamente qualsiasi forma di utilizzo, senza tenere conto delle differenze tra chi allestiva vere e proprie postazioni fisse per il gioco d’azzardo e chi metteva a disposizione una semplice connessione o un computer a uso promiscuo. Per i giudici costituzionali, una simile impostazione non rispetta i criteri di ragionevolezza e proporzionalità, requisiti imprescindibili per qualsiasi norma limitativa di diritti.

La sanzione da 20mila euro: incostituzionale anche quella

Ma non è tutto. La Corte ha esteso la propria censura anche alla sanzione prevista per chi violava il divieto: una multa fissa di 20.000 euro stabilita dalla legge di stabilità del 2015 (art. 1, comma 923, legge n. 208). Anche in questo caso, la mancanza di un criterio graduale e l’assenza di distinzione tra condotte lievi e gravi hanno portato alla dichiarazione di incostituzionalità.

Una nuova sfida per il legislatore

La pronuncia della Consulta – che non entra nel merito della pericolosità del gioco d’azzardo ma critica la tecnica legislativa utilizzata – impone ora un intervento del Parlamento. La sfida sarà duplice: da un lato garantire strumenti efficaci per prevenire la ludopatia, dall’altro evitare di colpire indiscriminatamente chi opera nel rispetto delle regole o in contesti del tutto marginali.

In sostanza, la Corte ha tracciato una linea: le norme sul gioco devono essere scritte con precisione chirurgica, tenendo conto delle diverse realtà e degli equilibri costituzionali. Una strada stretta, ma obbligata, se si vuole affrontare davvero un fenomeno che, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, coinvolge oltre un milione di italiani a rischio patologico.

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