6 Ottobre 2026, martedì
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Caso Almasri, Nordio sotto accusa: “Gli atti smentiscono i giornali”. Ma i fatti contraddicono lui

Il ministro della Giustizia prova a difendere l’operato del governo sul caso Almasri. Ma documenti, ricostruzioni ufficiali e cronologia degli eventi sollevano più di un dubbio sulla sua versione. Le opposizioni chiedono chiarezza e le dimissioni.

Sul caso Almasri, il ministro della Giustizia Carlo Nordio sceglie la linea del contrattacco. “Gli atti che abbiamo smentiscono radicalmente quello che è stato riportato sui giornali”, ha dichiarato, promettendo che il governo riferirà in Parlamento “quando sarà il momento”. Ma il punto è proprio questo: i fatti emersi finora sembrano contraddire proprio la narrazione del ministro.

Khaled Almasri, cittadino italo-palestinese, è detenuto da settimane in Israele, in un contesto segnato da pesanti interrogativi sul rispetto dei suoi diritti e sulle tempestività delle iniziative del governo italiano a sua tutela. Le ricostruzioni giornalistiche — basate su fonti diplomatiche, legali e familiari — indicano un allarmante ritardo nell’attivazione dei canali consolari, così come una comunicazione opaca da parte delle istituzioni italiane, a partire dalla Farnesina.

Di fronte a questa realtà documentata, l’affermazione del ministro Nordio appare quanto meno discutibile. Gli atti a cui si riferisce non sono stati resi pubblici, mentre le cronache e i dati di fatto — dalle tempistiche dell’arresto ai ritardi nei contatti consolare — sembrano confermare, e non smentire, le criticità sollevate dalla stampa.

Mercoledì le opposizioni hanno alzato il tono, chiedendo non solo l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni con un’informativa urgente in Parlamento, ma anche le dimissioni dello stesso Nordio, ritenuto politicamente responsabile di un grave scivolone istituzionale.

Nel frattempo, il caso Almasri si è trasformato in un simbolo del difficile equilibrio tra diplomazia, diritti umani e trasparenza democratica. E l’impressione, sempre più diffusa, è che il silenzio e i rinvii del governo non bastino più a contenere la pressione dell’opinione pubblica e delle forze parlamentari.

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