5 Ottobre 2026, lunedì
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Estate 2025, il paradosso delle vacanze: record di partenze, ma un italiano su tre resta a casa

Secondo l’Osservatorio Turismo Confcommercio, 30,5 milioni di italiani faranno almeno una vacanza. Ma la povertà limita ancora le possibilità di milioni di famiglie, in particolare giovani, anziani e residenti al Sud

ROMA — L’Italia si prepara a un’estate di viaggi e turismo come non se ne vedevano da tempo: saranno 30,5 milioni gli italiani che partiranno per almeno una vacanza nei prossimi mesi, con un incremento di 1,5 milioni rispetto all’estate 2024. A trainare la ripresa, è soprattutto il turismo domestico: il 91% dei vacanzieri resterà entro i confini nazionali, privilegiando mete marittime, località montane e città d’arte. È quanto emerge dal focus estivo dell’Osservatorio Turismo Confcommercio, in collaborazione con SWG, che fotografa un settore in forte ripresa, con una spesa complessiva prevista di oltre 35 miliardi di euro.

Si tratta di un ritorno alla normalità atteso da anni, dopo un lungo periodo segnato da pandemia, inflazione e incertezza economica. Ora, complice anche una ritrovata stabilità nei consumi e una crescente voglia di evasione, le vacanze tornano a essere una priorità per milioni di italiani. Ma se da una parte il settore turistico esulta per i dati in crescita, dall’altra la realtà sociale del Paese racconta una storia ben più sfaccettata.

Una vacanza non per tutti

Accanto ai 30 milioni pronti a partire, c’è un’Italia che resta ferma: secondo stime e analisi raccolte da varie fonti, circa 9 milioni di persone non andranno in vacanza quest’estate, e almeno 3,7 milioni lo faranno esclusivamente per ragioni economiche. A mancare non è la voglia di partire, ma le risorse per farlo. Il fenomeno, sempre più diffuso, è stato definito da alcuni osservatori come “povertà da vacanza”.

Secondo dati pubblicati da La Repubblica e dal mensile Business People, il 30% delle famiglie italiane non può permettersi nemmeno una settimana fuori casa. Un dato che, tuttavia, va letto in maniera più articolata: tra i giovani adulti (25-34 anni) e gli anziani over 65, la percentuale sale fino al 64%, mentre nel Mezzogiorno e nelle Isole si tocca un picco del 66%. Anche le famiglie numerose, con tre o più figli, faticano: il 45,7% non potrà partire.

Il divario che il turismo non colma

Questo quadro mette in evidenza un divario strutturale e profondo: da un lato il rilancio di un settore strategico per l’economia nazionale, dall’altro milioni di cittadini esclusi dall’esperienza stessa della vacanza, che resta per molti un privilegio e non un diritto accessibile.

Il paradosso è evidente: in un Paese che investe nel turismo, che promuove la cultura dell’ospitalità e valorizza il proprio patrimonio paesaggistico, la vacanza estiva continua a essere un lusso non sostenibile per una parte significativa della popolazione. Le cause sono molteplici: stagnazione dei salari, inflazione, precarietà lavorativa, aumento del costo della vita e scarsa redistribuzione delle risorse.

Un’opportunità mancata?

Il turismo, in una società avanzata, può e dovrebbe essere anche uno strumento di inclusione sociale, un’occasione di benessere e riposo per tutti, non solo per chi può permetterselo. L’esclusione dalle vacanze è spesso il sintomo di una più ampia esclusione economica e culturale, che colpisce soprattutto i soggetti più fragili: giovani senza un impiego stabile, pensionati a basso reddito, famiglie numerose, lavoratori precari.

In questo contesto, il dato positivo del turismo non può essere letto in modo isolato. Occorre che le istituzioni, insieme agli operatori del settore, riflettano su come rendere il turismo più equo e accessibile, promuovendo formule agevolate, sostegni mirati, politiche di welfare e iniziative inclusive, soprattutto nei territori più svantaggiati.

L’estate 2025 si annuncia dunque come una stagione di luci e ombre: da una parte l’entusiasmo per la ripresa, dall’altra una parte del Paese che continua a sentirsi spettatrice, non protagonista. In un’Italia che viaggia sempre di più, non può passare inosservato chi è costretto a restare fermo.

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