Dalla base aerea di Andrews, alla periferia di Washington, prima di imbarcarsi per una visita nello Stato dell’Iowa, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivelato ai giornalisti di non aver ottenuto alcun progresso concreto sulla crisi ucraina nella sua ultima conversazione telefonica con Vladimir Putin.
«No, non ho fatto alcun progresso», ha ammesso Trump rispondendo alle domande dei cronisti, riferendosi al colloquio avuto con il capo del Cremlino. Un commento che riflette l’impasse diplomatica tra Washington e Mosca su un conflitto che, da mesi, alimenta tensioni internazionali e preoccupa l’Occidente.
Trump ha inoltre espresso chiaramente la propria insoddisfazione per la situazione in corso: «Sono insoddisfatto della guerra tra Ucraina e Russia», ha dichiarato, lasciando intendere che gli sforzi statunitensi per favorire un cessate il fuoco o una soluzione negoziata non hanno, almeno per ora, prodotto risultati tangibili.
Nel corso della telefonata tra i due leader è stato affrontato anche un altro tema caldo dello scenario internazionale: l’Iran. Sebbene non siano stati forniti dettagli sulla natura della discussione, l’inclusione della Repubblica islamica nell’agenda del dialogo suggerisce la volontà di affrontare un dossier strategico che riguarda sicurezza, nucleare e influenze regionali.
Le dichiarazioni di Trump arrivano in un momento delicato, in cui la diplomazia americana è chiamata a gestire una molteplicità di crisi contemporaneamente. Il gelo tra Washington e Mosca sull’Ucraina appare tutt’altro che superato, mentre il fronte iraniano resta un nodo cruciale nella strategia internazionale degli Stati Uniti.
Con toni diretti e senza giri di parole, Trump ha tracciato un bilancio chiaro della conversazione con Putin: l’obiettivo di un cessate il fuoco, per ora, resta lontano.
