Una t-shirt con una Barbie in passamontagna, armata di pistola e piede di porco, davanti a una Renault 4 rossa. Un’estetica da Brigate Rosse, accompagnata da una didascalia sarcastica che minimizza il terrorismo e gioca al paragone tra le vittime della Democrazia Cristiana e quelle dell’eversione armata.
A rilanciare l’immagine è Agnese Tumicelli, presidente del consiglio studentesco dell’Università di Trento. L’immagine proviene da “Innioranza”, canale online dal linguaggio volutamente provocatorio, che sulla maglietta scrive: “Non è che inneggiamo al ritorno delle BR eh… hanno provocato parecchi morti (comunque meno della Democrazia Cristiana), però anche i fasci ne hanno provocati e ce li abbiamo al governo. Eh?”
L’operazione, che forse ambiva alla satira politica, risulta fuori fuoco e fuori tempo. Associarsi simbolicamente a un gruppo responsabile di rapimenti, attentati e omicidi non è provocazione: è superficialità.
Il fatto che tutto ciò parta da una figura di rappresentanza universitaria rende la scelta ancora più grave, tanto più in un ateneo – quello di Trento – legato per storia ai fondatori delle stesse Brigate Rosse.
Essere antifascisti non significa giustificare, riscrivere o sdrammatizzare la violenza armata. È l’esatto contrario.
