ROMA – Un sospiro di sollievo, anzi proprio “un bel sospiro di sollievo”. Così il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha commentato la notizia della tregua (momentanea, precaria e tutta da verificare) tra Iran e Israele, annunciata nelle ultime ore. Intervenendo a Mattino Cinque News, Tajani ha espresso ottimismo e una certa soddisfazione, ricordando anche un piccolo dettaglio che – a scanso di modestia – non ha mancato di sottolineare: ha offerto lui stesso Roma come sede per un eventuale incontro tra le parti.
“Ho offerto anche Roma come luogo di incontro, così come è capitato per ben due volte tra Oman, Iran e Stati Uniti – ha spiegato –. Vedremo adesso cosa accadrà. La notizia positiva è che c’è questo cessate il fuoco tra Israele e Iran, che mi auguro possa essere rispettato”.
Una frase che suona come un inno al realismo diplomatico: non troppo entusiasmo, ma nemmeno scetticismo aperto. Una speranza, più che un pronostico, che il fragile cessate il fuoco tenga il tempo necessario almeno a calmare un po’ le acque – soprattutto quelle in cui vivono “i nostri connazionali in quella parte del mondo”, come ha ricordato lo stesso Tajani, senza entrare troppo nei dettagli su chi, dove e in che situazione.
Il tono del ministro è stato quello tipico del genitore che, pur sapendo che i figli litigheranno di nuovo entro cinque minuti, si gode i trenta secondi di silenzio sperando nel miracolo. E intanto propone la propria casa – Roma, appunto – come sede del prossimo chiarimento. La capitale, d’altronde, ha già ospitato “due volte” colloqui tra Iran, Oman e Stati Uniti. Nessuno se ne era accorto, ma lui ci tiene a ricordarlo.
In attesa di capire se la tregua terrà e se le diplomazie vorranno davvero sedersi al tavolo nella Città Eterna, per ora c’è solo il sospiro. Che non sarà ancora pace, ma è pur sempre meglio di un bollettino di guerra.
