Ancora parole durissime da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. In un discorso dai toni infuocati, Erdogan ha paragonato il leader israeliano ad alcune delle figure più tragiche della storia del Novecento: “Netanyahu è un criminale di guerra, proprio come Hitler, Mussolini e Pol Pot”, ha dichiarato, riaccendendo le tensioni già altissime tra Ankara e Tel Aviv.
Le dichiarazioni del presidente turco arrivano in un momento particolarmente delicato per la regione, in cui gli effetti del conflitto in Medio Oriente si riverberano anche sul piano economico. Il colosso danese del trasporto marittimo Maersk ha annunciato la sospensione degli scali nel porto di Haifa, una delle principali infrastrutture commerciali di Israele. La decisione, motivata da ragioni di sicurezza, è l’ultima in ordine di tempo tra le misure cautelative adottate da grandi compagnie internazionali alla luce dell’inasprimento della crisi.
Parallelamente, sul fronte diplomatico, si è svolto a Ginevra un incontro di alto livello tra i ministri degli Esteri di Germania, Francia e Regno Unito con il viceministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Al centro del vertice, la necessità di evitare un ulteriore deterioramento della situazione nella regione e di trovare uno spazio per la de-escalation, anche in vista delle tensioni legate al programma nucleare di Teheran e all’impatto del conflitto israeliano-palestinese.
Il faccia a faccia ginevrino rappresenta un tentativo dell’Europa di giocare un ruolo attivo nel contenimento della crisi, muovendosi tra i delicati equilibri diplomatici e la volontà di salvaguardare l’accordo sul nucleare iraniano (JCPOA), messo a dura prova dagli sviluppi delle ultime settimane.
Il clima resta teso su più fronti, tra attacchi verbali che alimentano lo scontro politico e decisioni strategiche che riflettono le preoccupazioni per una possibile destabilizzazione più ampia dell’area.
