6 Settembre 2026, domenica
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Riccardo Bossi condannato per maltrattamenti alla madre: “Faremo appello”

La vicenda risale al 2016. Il figlio di Umberto Bossi, già coinvolto in altri guai giudiziari, è stato condannato a un anno e quattro mesi. La madre ritirò la querela, ma il reato è procedibile d’ufficio.

Maltrattamenti in famiglia, Riccardo Bossi condannato a 16 mesi: violenze e pressioni economiche contro la madre

VARESE – Ancora un capitolo giudiziario per Riccardo Bossi, primogenito del fondatore della Lega, Umberto Bossi. Il Tribunale di Varese lo ha condannato a un anno e quattro mesi di reclusione per maltrattamenti nei confronti della madre, con fatti risalenti al 2016. Un verdetto che pesa non solo per il profilo pubblico dell’imputato, ma anche per le dinamiche familiari che si sono intrecciate al processo.

Secondo l’accusa, Bossi avrebbe più volte pressato la madre con richieste insistenti di denaro, accompagnate da comportamenti aggressivi e violenti. In un episodio particolarmente grave, la donna sarebbe stata spinta con forza fino a urtare il capo contro un muro. In un’altra occasione, le tensioni avrebbero spinto la madre ad abbandonare temporaneamente l’abitazione di famiglia, esasperata da una situazione che – come raccontato in aula – era divenuta insostenibile.

La madre ritira la querela, ma il processo prosegue

Nel corso del procedimento, la madre aveva ritirato la querela per minacce e dichiarato che i rapporti con il figlio erano stati ricomposti. Tuttavia, trattandosi di un reato procedibile d’ufficio, la giustizia ha comunque portato avanti l’azione penale.

Bossi non si è mai presentato in aula. A rappresentarlo è stato l’avvocato Federico Magnante, che ha già annunciato l’intenzione di ricorrere in appello. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

Una fedina penale già segnata

Non si tratta del primo guaio con la giustizia per Riccardo Bossi. Nel gennaio scorso, il GUP di Busto Arsizio lo ha condannato a due anni e sei mesi di reclusione per aver percepito indebitamente il reddito di cittadinanza, nonostante non ne avesse diritto.

Nel 2019, a Firenze, era stato denunciato per insolvenza dopo aver lasciato un conto salato in un ristorante senza pagare. Episodi che delineano un quadro problematico e che, sommati alla condanna odierna, complicano ulteriormente la sua posizione.

La vicenda mette in evidenza una dolorosa frattura familiare e il peso crescente della responsabilità penale in casi di violenza domestica e maltrattamenti anche tra persone legate da vincoli affettivi. In attesa dell’esito dell’Appello, la giustizia ha scritto il primo verdetto.

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