KIEV – Sono almeno 21 i morti e 134 i feriti: è questo il drammatico bilancio aggiornato del massiccio attacco russo che martedì ha colpito Kiev, definito dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky come “uno dei più violenti sulla capitale” dall’inizio dell’invasione russa, avvenuta nel febbraio del 2022.
Le squadre di soccorso ucraine, ancora al lavoro tra le macerie degli edifici distrutti, hanno rinvenuto nuovi corpi senza vita, facendo salire il numero delle vittime rispetto ai 14 decessi inizialmente comunicati. La pioggia di fuoco che ha investito la città ha seminato morte e distruzione in aree residenziali, ospedali e infrastrutture civili, in quello che sembra essere stato un deliberato tentativo di terrorizzare la popolazione e paralizzare la vita urbana.
Zelensky: “440 droni e 32 missili contro la capitale”
Nel suo discorso alla nazione, Zelensky ha fornito numeri impressionanti: oltre 440 droni e 32 missili sono stati lanciati nel corso del raid, a testimonianza dell’intensità dell’attacco. “Ogni volta che si tenta di costruire un futuro di pace, la Russia risponde con violenza indiscriminata sulla popolazione civile”, ha dichiarato il presidente ucraino.
Tra gli obiettivi colpiti, anche strutture sanitarie, scuole, condomini. I video diffusi sui social mostrano il cielo notturno squarciato dalle esplosioni e dalle sirene antiaeree, mentre squadre di emergenza tentavano di domare incendi e soccorrere i feriti. Molti cittadini sono rimasti sepolti sotto le macerie per ore.
Meloni: “Russia vuole sabotare ogni progresso verso la pace”
Il drammatico attacco ha fatto irruzione anche nei lavori del G7, conclusosi da poco in Puglia. In conferenza stampa, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha denunciato la brutalità dell’azione russa: “Ogni volta che si cerca di fare qualche passo in avanti, Mosca risponde colpendo i civili. È inaccettabile”.
Meloni ha riferito di un colloquio con Zelensky avuto durante il summit: “Gli ho portato la solidarietà del popolo italiano. L’Ucraina non è sola. Continueremo a sostenerla politicamente, umanitariamente e militarmente, perché la sua resistenza è anche la nostra”. Il tema ucraino è stato uno dei fulcri del vertice, con un forte richiamo all’unità del fronte occidentale contro l’aggressione russa.
Un attacco strategico e simbolico
Colpire Kiev, cuore politico, economico e simbolico del Paese, è una mossa che ha il chiaro intento di intimidire, ma anche di delegittimare le difese ucraine e mostrare la forza militare russa alla vigilia di nuove trattative internazionali. “È terrorismo di Stato”, accusano fonti del governo ucraino.
Non è la prima volta che la capitale viene colpita in modo così violento, ma l’ampiezza dell’attacco, il numero di civili coinvolti e la scelta dei bersagli rafforzano l’ipotesi di una strategia volta a piegare la resistenza psicologica della popolazione.
Kiev reagisce: “Non ci piegheremo”
Intanto la macchina della solidarietà e della resilienza si è rimessa in moto. Nella capitale devastata, i cittadini ucraini continuano a spalare detriti, prestare soccorso, donare sangue, accogliere sfollati. “Siamo stanchi, ma non ci arrenderemo mai”, ha scritto su Telegram il sindaco di Kiev Vitaliy Klitschko.
La guerra, al suo 29° mese, mostra ancora una volta il volto più crudele. E mentre il mondo guarda e si interroga sul prossimo passo della diplomazia, l’Ucraina conta i suoi morti e raccoglie la forza per continuare a resistere.
