29 Ottobre 2026, giovedì
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“Rising Lion”, l’ombra lunga del Mossad dietro l’attacco in Iran

Un raid pianificato per anni: Israele avrebbe colpito dall’interno il territorio iraniano grazie a una rete segreta logistica e a una base di droni nei pressi di Teheran

L’operazione “Rising Lion” non è stata un’improvvisazione, ma il risultato di una pianificazione meticolosa che, secondo fonti giornalistiche internazionali, affonda le sue radici in anni di preparazione segreta da parte dell’intelligence israeliana. Israele avrebbe infatti colpito bersagli strategici in Iran non solo con attacchi esterni, ma anche – ed è qui il dato più sorprendente – operando direttamente dall’interno del Paese.

A consentire un simile scenario, sarebbe stata una rete logistica creata con pazienza dal Mossad all’interno del territorio iraniano. Una struttura occulta fatta di appoggi, canali di rifornimento e sistemi di comunicazione criptati, capace di garantire l’introduzione in territorio nemico di armi, veicoli e sofisticate tecnologie di comando e controllo. Il fulcro di questo dispositivo, rivelano alcune fonti, sarebbe una base segreta di droni costruita a ridosso di Teheran: da lì sarebbero partiti gli attacchi mirati contro installazioni missilistiche e centri strategici iraniani.

La prima fase del raid avrebbe avuto l’obiettivo di disattivare le difese aeree. Radar e batterie antimissile Sm iraniane sarebbero state neutralizzate in modo chirurgico, aprendo la strada alla superiorità aerea israeliana e consentendo ai velivoli e ai droni armati di operare con ampia libertà d’azione.

Tra gli obiettivi colpiti, figura anche un sito di altissimo valore simbolico e strategico per il regime degli ayatollah: l’impianto nucleare di Natanz, da anni al centro delle tensioni tra Teheran e la comunità internazionale. Colpirlo non ha solo un valore militare, ma rappresenta anche un messaggio politico diretto, un monito sulla capacità di penetrazione e di deterrenza dell’intelligence israeliana.

L’attacco, se confermato nei suoi dettagli, segnerebbe una svolta senza precedenti nelle dinamiche dello scontro tra Israele e Iran: per la prima volta, un’operazione su larga scala avrebbe avuto luogo con assetti operativi già dispiegati all’interno del territorio iraniano, superando in modo radicale le barriere geografiche e di intelligence che finora avevano limitato le incursioni aeree al solo spazio esterno.

Al momento, né il governo israeliano né quello iraniano hanno confermato ufficialmente i dettagli dell’operazione. Tuttavia, il silenzio di Teheran e la tensione crescente nella regione alimentano l’ipotesi che quanto avvenuto possa rappresentare non solo un punto di rottura, ma anche l’inizio di una nuova fase del conflitto mediorientale. Una fase in cui la guerra ombra tra i due Paesi potrebbe assumere contorni ancora più sofisticati e pericolosi.

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