La giustizia italiana ha messo un punto fermo su una delle tragedie migratorie più gravi degli ultimi anni. La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a vent’anni di carcere per Gun Ufuk, cittadino turco riconosciuto come uno degli scafisti responsabili del naufragio avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 al largo di Steccato di Cutro, in provincia di Crotone. In quella sciagura persero la vita 94 persone, tra cui ben 35 bambini e adolescenti.
Ufuk era stato accusato di naufragio colposo, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e morte come conseguenza di altro reato. Reati gravissimi che, secondo le ricostruzioni della procura e i successivi gradi di giudizio, hanno trovato riscontro nei comportamenti tenuti dall’uomo durante la traversata: scarsa attenzione alla sicurezza dell’imbarcazione, mancanza di soccorsi tempestivi e complicità in un traffico di esseri umani orchestrato con modalità ciniche e spietate.
Il barcone, partito dalle coste della Turchia con a bordo circa 180 migranti in fuga da guerre, povertà e persecuzioni, si è spezzato a pochi metri dalla riva calabrese, sotto gli occhi impotenti di chi attendeva un futuro migliore. Una tragedia annunciata, secondo molti osservatori, aggravata da ritardi e omissioni anche a livello di intervento istituzionale, su cui sono ancora in corso inchieste parallele.
Gun Ufuk non era il solo imputato nel procedimento. Altri quattro membri dell’organizzazione criminale che ha gestito la traversata sono già stati condannati a pene comprese tra gli 11 e i 20 anni di reclusione. La Cassazione, ora, ha confermato anche per lui la responsabilità piena e il massimo della pena stabilita nei gradi precedenti.
La sentenza rappresenta una tappa cruciale nella lunga e dolorosa vicenda del naufragio di Cutro, che ha segnato profondamente l’opinione pubblica e acceso un dibattito acceso sulle politiche migratorie italiane ed europee. Una tragedia che, al di là del verdetto giudiziario, resta simbolo del fallimento di un sistema incapace di garantire vie legali e sicure per chi fugge da disperazione e violenza.
