6 Ottobre 2026, martedì
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Weinstein di nuovo colpevole, ma il verdetto è parziale

Condannato per un’aggressione sessuale, assolto per un’altra: la giuria non trova un accordo sull'accusa di stupro. L’ex produttore simbolo del #MeToo resta al centro dello scandalo

Harvey Weinstein torna sotto i riflettori della giustizia americana. Nel secondo processo a suo carico, l’ex produttore di Hollywood — figura centrale nello scandalo che ha dato origine al movimento #MeToo — è stato dichiarato colpevole di una delle accuse di aggressione sessuale, assolto da una seconda e non giudicato per mancanza di accordo della giuria sull’accusa di stupro.

Il verdetto, emesso al termine di un lungo e teso procedimento, si è rivelato frammentario e riflette la complessità e la fragilità dei casi legati alla violenza sessuale, soprattutto quando si tratta di reati avvenuti anni prima. Weinstein, 73 anni, era accusato da tre donne: l’ex assistente di produzione Miriam Haley, l’ex modella Kaja Sokola e l’aspirante attrice Jessica Mann. I fatti contestati risalgono al 2006 e al 2013: secondo l’accusa, le vittime sarebbero state costrette a subire atti sessuali contro la propria volontà, tra cui rapporti orali forzati e uno stupro.

La giuria ha riconosciuto Weinstein colpevole solo in uno dei capi d’accusa di aggressione sessuale. Nessuna condanna è arrivata per l’accusa relativa a Sokola, mentre sull’episodio che riguardava Jessica Mann — che aveva accusato il produttore di averla violentata in una stanza d’albergo a Manhattan — i giurati non sono riusciti a trovare un’intesa unanime. Il risultato è un verdetto che lascia l’opinione pubblica e le stesse vittime divise, tra chi chiede giustizia piena e chi denuncia le difficoltà strutturali del sistema giudiziario americano nel trattare reati di questo tipo.

Weinstein non è nuovo alle aule di tribunale. Nel 2020 era già stato condannato a 23 anni di carcere per le accuse mosse da Haley e Mann. Tuttavia, nell’aprile 2024, la Corte d’Appello dello Stato di New York ha annullato quel verdetto, ritenendo che il processo originale fosse viziato da errori procedurali: in particolare, erano stati ammessi come prove episodi non direttamente legati alle accuse specifiche.

Da quando nel 2017 è scoppiato lo scandalo che ha travolto la sua carriera e fatto emergere decine di testimonianze, Harvey Weinstein è diventato il volto pubblico e infame della cultura predatoria dell’industria cinematografica. Le sue vicende giudiziarie hanno innescato un movimento globale di denuncia e consapevolezza sulle molestie e le violenze sessuali nei luoghi di lavoro e nei rapporti di potere.

Con il verdetto di questo secondo processo, Weinstein resta un uomo condannato, ma non ancora definitivamente. L’accusa potrebbe decidere di ripresentare il caso sulla presunta violenza contro Jessica Mann, mentre i suoi legali preparano già l’ennesima battaglia in appello.

Il capitolo giudiziario più controverso di Hollywood, insomma, è tutt’altro che chiuso.

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