Un italiano su quattordici ha rinunciato a curarsi. Visite specialistiche ed esami diagnostici rinviati o mai prenotati, travolti dalla marea montante delle liste d’attesa. È il dato allarmante che emerge dall’ultima analisi della Fondazione Gimbe: circa 4 milioni di persone, pari al 7% della popolazione, hanno dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie necessarie, bloccati da tempi incompatibili con la tutela della salute.
Un paradosso che si consuma mentre il Decreto Legge 73 del 2024 – quello che doveva rappresentare il cambio di passo nella gestione delle liste d’attesa – resta in larga parte inattuato. Dei sei decreti attuativi previsti dal provvedimento, tre non sono ancora stati emanati a un anno dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Un’impasse normativa che pesa come un macigno sulla tenuta del Servizio Sanitario Nazionale.
“La nostra analisi vuole offrire un contributo costruttivo al dibattito pubblico e politico, facendo chiarezza sulle reali condizioni di attuazione del decreto”, spiega il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. “Ma soprattutto intende ridimensionare le aspettative, spesso irrealistiche, dei cittadini, sempre più sfiduciati e prigionieri di un sistema che non riesce a garantire l’accesso equo alle cure”.
L’indagine Gimbe non si limita alla denuncia, ma fotografa con precisione l’inadeguatezza degli strumenti messi in campo finora: dalla mancanza di trasparenza sui tempi reali d’attesa alla carenza cronica di personale, dalla debolezza della sanità territoriale al mancato coordinamento tra pubblico e privato convenzionato.
Intanto, mentre milioni di italiani rinunciano a curarsi o si vedono costretti a rivolgersi alla sanità privata – con costi sempre più proibitivi – si allarga la forbice sociale tra chi può permettersi di pagare e chi resta escluso. “Il diritto alla salute rischia di diventare un privilegio”, avverte Cartabellotta. “È necessario un intervento politico urgente, basato su dati oggettivi e non su annunci, per riportare la sanità pubblica alla sua missione costituzionale”.
La fotografia scattata da Gimbe è dunque quella di un Paese che, nonostante le promesse, continua a lasciare milioni di cittadini in coda. Una coda che, troppo spesso, si trasforma in rassegnazione o rinuncia. E che chiede, con urgenza, risposte concrete.
