3 Ottobre 2026, sabato
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Misiani attacca Meloni: “Favole fiscali, nessun taglio alle tasse. Il ceto medio continua a pagare”

Il responsabile economico del PD smentisce la premier: “Pressione fiscale ai massimi dal 2020. Le promesse al ceto medio? Irrealizzabili. E la destra litiga su tutto, dalle tasse alle cartelle esattoriali”.

“Giorgia Meloni racconta favole ai commercialisti e agli italiani: la pressione fiscale non scende, anzi sale. Il taglio delle tasse è una promessa destinata a rimanere lettera morta. E il ceto medio paga il prezzo più alto.”
Non usa mezzi termini Antonio Misiani, senatore ed ex viceministro dell’Economia, oggi responsabile delle politiche economiche nella segreteria nazionale del Partito Democratico. Con una nota durissima, Misiani smonta punto per punto la narrazione ottimista offerta dalla premier in un recente intervento di fronte ai professionisti dell’area tributaria, e accusa il governo di “ingannare l’opinione pubblica con parole vuote, smentite dagli stessi numeri ufficiali”.

Al centro della critica c’è il Documento di Economia e Finanza (DEF) presentato dal governo nelle scorse settimane, in cui – sottolinea Misiani – “non solo non si prevede alcuna riduzione della pressione fiscale, ma si certifica che il carico sui contribuenti ha raggiunto il livello più alto dal 2020”.

Il peso del fiscal drag e l’effetto nullo sul ceto medio
Secondo Misiani, l’aumento del gettito IRPEF – la principale imposta sui redditi delle persone fisiche – è il cuore del problema. Non perché siano aumentate le aliquote, ma perché l’inflazione e gli adeguamenti salariali hanno spinto i contribuenti verso scaglioni più alti, senza reali guadagni di potere d’acquisto. Il risultato è che il cosiddetto fiscal drag ha annullato ogni beneficio derivante dal taglio del cuneo fiscale:

“Gli aumenti contrattuali sono stati di fatto azzerati dal prelievo fiscale. Una vera beffa per milioni di lavoratori e famiglie.”

Una promessa senza copertura
Misiani definisce poi “una pia illusione” l’annunciato taglio dell’IRPEF per i redditi tra i 28 e i 50 mila euro: una misura da circa 4 miliardi di euro, difficile da finanziare nel contesto attuale. “La coperta è corta – avverte – e le priorità della maggioranza sono contraddittorie. I leghisti spingono per una nuova rottamazione delle cartelle fiscali, che drenerebbe risorse incompatibili con qualsiasi intervento strutturale sul ceto medio”.

Un governo diviso, una realtà ignorata
Il senatore PD punta infine il dito contro la “narrazione artificiosa” della destra, che a suo dire ignora la reale sofferenza sociale ed economica del Paese:

“Mentre famiglie e imprese affrontano un’inflazione ancora alta, mutui saliti alle stelle e consumi in frenata, la destra si racconta una favola di efficienza e tagli fiscali che non esistono. È tempo che gli interlocutori del governo, a partire dalle categorie professionali, inizino a chiedere risposte vere, e non slogan da convegno”.

L’opposizione prepara il contrattacco
Il messaggio di Misiani si inserisce in un clima politico sempre più teso sul fronte economico, con la Legge di Bilancio all’orizzonte e i vincoli europei destinati a farsi più stringenti. Il Partito Democratico punta a costruire un’alternativa credibile proprio su questo terreno: redistribuzione, equità fiscale e investimenti pubblici mirati. Ma per farlo – ammettono anche fonti interne – servirà molto di più che la denuncia: serviranno proposte precise, e la capacità di parlare a quel ceto medio che oggi, tra promesse disattese e buste paga alleggerite, appare sempre più disilluso.

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