6 Ottobre 2026, martedì
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Gaza, piombo sulla fame: 14 morti davanti a un centro aiuti

Spari all’alba su una folla in cerca di cibo. I testimoni: a premere i grilletti anche miliziani filo-israeliani. Silenzio da Tel Aviv

Rafah (Striscia di Gaza) — Una nuova tragedia scuote la martoriata Striscia di Gaza. All’alba di oggi, 14 persone sono state uccise a colpi d’arma da fuoco mentre si accalcavano nei pressi di un centro di distribuzione alimentare nella zona sud di Rafah, ai confini con l’Egitto. Lo riferisce il ministero della Salute locale, controllato da Hamas, che attribuisce la responsabilità dell’eccidio a una duplice fonte: le forze israeliane e miliziani armati locali schierati al loro fianco.

Secondo diverse testimonianze raccolte sul posto, gli uomini armati – che agivano in stretta prossimità delle truppe israeliane – avrebbero aperto il fuoco dopo che alcuni civili, spinti dalla disperazione e dalla fame, avevano iniziato a lanciare pietre. I miliziani, riferiscono fonti locali, si sarebbero poi ritirati all’interno di una zona sotto controllo militare israeliano.

Il centro di distribuzione, da cui si è originata la calca, era rifornito nell’ambito di una missione umanitaria sostenuta da Israele e Stati Uniti: uno dei pochi canali ancora attivi per far arrivare cibo nella Striscia, dove l’assedio e i continui bombardamenti hanno ridotto alla fame oltre due milioni di persone.

L’esercito israeliano non ha ancora rilasciato dichiarazioni sull’accaduto. Tuttavia, negli ultimi mesi, le autorità di Tel Aviv hanno ammesso di appoggiarsi a gruppi armati locali considerati rivali di Hamas per garantire il controllo del territorio e, secondo quanto sostenuto da fonti governative israeliane, “facilitare la stabilizzazione post-bellica”.

Ma questa “strategia per l’ordine” sta mostrando crepe sempre più profonde. Episodi simili, con morti e feriti tra i civili in coda per gli aiuti, si sono già verificati in passato, alimentando una spirale di sfiducia e rabbia tra la popolazione palestinese. A Gaza, infatti, ogni distribuzione alimentare si trasforma in un rischio mortale: tra razionamenti estremi, blackout informativi e scontri armati, il confine tra operazione umanitaria e trappola letale si fa ogni giorno più sottile.

La situazione a Rafah è tra le più drammatiche: quasi un milione di sfollati si accalca in condizioni igienico-sanitarie al limite della sopravvivenza. L’accesso agli aiuti è intermittente e spesso subordinato a negoziati tra le forze israeliane e gli organismi internazionali. Il tutto mentre i combattimenti continuano e la prospettiva di una tregua stabile resta lontana.

Nel frattempo, la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione. L’ennesimo spargimento di sangue tra i civili riaccende il dibattito sull’uso della forza da parte di Israele e sulle implicazioni dell’alleanza con milizie locali che operano fuori dai protocolli delle forze regolari.

Con l’estate alle porte e l’emergenza umanitaria ormai fuori controllo, Gaza continua a implorare cibo, non piombo.

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