4 Ottobre 2026, domenica
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Gaza, colpita una “zona sicura”: strage tra gli sfollati a Khan Younis

Un drone israeliano avrebbe colpito una tenda in cui si rifugiavano civili a Al-Mawasi. Almeno 7 le vittime. Fonti locali: oltre 50 morti in una sola giornata di raid

Khan Younis (Striscia di Gaza) — Ancora sangue tra le tende dei rifugiati. Una nuova offensiva israeliana ha colpito una delle aree designate come “zone sicure” per la popolazione civile, seminando morte e terrore nel sud della Striscia. Almeno sette palestinesi sono stati uccisi all’alba da un raid condotto con un drone su una tenda che ospitava sfollati ad Al-Mawasi, area occidentale di Khan Younis. A riportarlo è l’agenzia di stampa palestinese Wafa, che cita fonti mediche locali.

La tenda colpita si trovava in una zona teoricamente protetta, stabilita proprio per accogliere coloro che avevano già perso casa e famiglia in mesi di bombardamenti. Proprio qui, lontano dalle aree di combattimento più attive, migliaia di persone si erano rifugiate con l’illusione di poter trovare un minimo di sicurezza. L’attacco, avvenuto nelle prime ore del mattino, ha colto nel sonno donne, bambini e anziani.

Ma non si è trattato di un caso isolato. Nelle stesse ore, secondo sempre Wafa, l’artiglieria israeliana ha bombardato anche il nord del campo profughi di Al-Bureij, nel centro della Striscia. Il bilancio complessivo delle vittime dei raid odierni, secondo le autorità sanitarie locali, sarebbe già salito a 51.

Il governo israeliano non ha rilasciato commenti ufficiali sui raid di oggi, ma da settimane Tel Aviv ha intensificato le operazioni militari in tutta la Striscia, con l’obiettivo dichiarato di “smantellare le ultime roccaforti di Hamas”. Tuttavia, il crescente numero di vittime civili e gli attacchi a infrastrutture umanitarie e rifugi riconosciuti stanno alimentando la condanna internazionale.

La zona di Al-Mawasi, in particolare, era stata indicata dalle autorità israeliane e da alcune agenzie umanitarie come uno dei rari “rifugi sicuri” per gli sfollati. Dopo l’evacuazione forzata di Rafah e il continuo assedio a Gaza City, decine di migliaia di civili si erano accampati lì, spesso senza tende né servizi essenziali, contando sulla presunta neutralità di quell’area.

Ma l’illusione della sicurezza si è dissolta sotto il rumore delle esplosioni. Testimoni raccontano scene di caos e disperazione, con i soccorritori che scavano a mani nude tra le lamiere e i detriti. “Pensavamo di essere al sicuro — racconta un uomo sopravvissuto al raid — ma la morte ci ha inseguito anche qui.”

Intanto, le organizzazioni umanitarie parlano di un sistema sanitario al collasso e di condizioni di vita sempre più disumane per oltre due milioni di palestinesi intrappolati nella Striscia. Le “zone sicure”, denunciano le ONG, non sono mai state realmente protette: mancano ripari adeguati, cure mediche, cibo e, sempre più spesso, anche l’immunità dai combattimenti.

Mentre si discute di tregue e corridoi umanitari, sul terreno la realtà è ben diversa. A Gaza, oggi, anche dormire in una tenda può essere una condanna a morte.

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