Roma – Il 211° Annuale di Fondazione dell’Arma dei Carabinieri è stato celebrato con un evento di grande valore culturale presso il Casino dell’Orologio di Villa Borghese, dove è stata inaugurata una mostra straordinaria, organizzata dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) in collaborazione con Magister Art. La rassegna, aperta al pubblico fino al 6 giugno, espone reperti trafugati da Villa Borghese e recuperati grazie all’intensa attività investigativa dei Carabinieri TPC, che hanno svolto un ruolo cruciale nella restituzione di beni sottratti illegalmente.
Un atto simbolico di restituzione
Nel corso dell’inaugurazione, il Generale di Divisione Francesco Gargaro, Comandante del Comando Carabinieri TPC, ha simbolicamente restituito due sculture romane trafugate a Villa Borghese al Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali, Claudio Parisi Presicce. Questo gesto sottolinea l’importanza della cooperazione tra le forze dell’ordine e le istituzioni culturali italiane per il recupero di opere d’arte di inestimabile valore storico e artistico.
Le opere restituiti sono frutto di una lunga e complessa indagine internazionale condotta dal Comando Carabinieri TPC, che ha permesso di rintracciare e restituire reperti di grande rilevanza. Tra questi, uno dei ritrovamenti più significativi è una statua femminile di Musa, datata tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C., recuperata nel febbraio 2025 dal Carlos Museum dell’Emory University di Atlanta, grazie a un accordo culturale con il Ministero della Cultura italiano.
La statua di Musa: un viaggio attraverso il tempo
La statua di Musa, originariamente donata nel 1885 da Beatrice Castellani, nipote del Direttore dei Musei Capitolini Augusto Castellani, era entrata a far parte dei beni di proprietà del Comune di Roma nel 1888, dopo un lungo iter amministrativo. La scultura, che aveva un legame diretto con la storia museale della capitale, era stata esposta per decenni in vari spazi pubblici, tra cui il Palazzo dei Conservatori e successivamente a Villa Borghese, dove era stata registrata da storici dell’arte come Paolino Mingazzini e Walther Amelung. Non si conosce la data esatta del suo trafugamento, ma la statua aveva fatto il suo percorso attraverso alcune collezioni private statunitensi prima di essere restituita all’Italia grazie alla cooperazione internazionale.
Il recupero della statua di Musa è un esempio di come la “diplomazia culturale” sia diventata uno strumento chiave nel dialogo tra le nazioni per la protezione del patrimonio culturale. Grazie agli accordi culturali siglati dal Ministero della Cultura italiano con istituzioni museali statunitensi, molti altri beni sottratti illegalmente sono stati restituiti al nostro Paese.

La testa di divinità maschile e il recupero delle collezioni
Accanto alla Musa, un altro importante reperto restituito è una testa di divinità maschile arcaicizzante, datata tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., rinvenuta attraverso i controlli effettuati sul web. La scultura era stata trafugata dal Palazzo Nuovo dei Musei Capitolini nel 1965, insieme ad altre opere. Grazie a una scrupolosa indagine, i Carabinieri TPC sono riusciti a tracciare la sua origine, identificando il percorso che aveva portato la scultura negli Stati Uniti, dove è stata ritrovata nel febbraio 2025 e restituita al patrimonio culturale italiano.
Oltre a queste, la mostra documenta anche il recupero di altri beni trafugati da Villa Borghese, tra cui la statua di Diana cacciatrice, attribuita allo scultore Bartolomeo Cavaceppi, e un frammento di sarcofago romano con la raffigurazione di Satiro e Menade, entrambi restituiti nel 2019, ma non esposti fino a oggi. Il primo, trafugato nel 2005, era stato esportato illegalmente in Spagna, mentre il secondo, rubato nel 1995, è stato ritrovato in Inghilterra grazie all’intervento del Comando Carabinieri TPC e al supporto di case d’asta e forze di polizia internazionali.
Il ruolo fondamentale della “Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti”
Il recupero di queste opere è stato possibile grazie alla costante attività investigativa del Comando Carabinieri TPC, che utilizza la “Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, un archivio informatizzato che raccoglie informazioni su oltre 1,3 milioni di opere d’arte rubate, rendendo possibile la ricerca e la restituzione di beni. La Banca Dati è uno degli strumenti più potenti nella lotta contro il traffico illecito di beni culturali, e viene consultata quotidianamente per il recupero di opere d’arte da parte delle forze dell’ordine, dei collezionisti, delle case d’asta e degli antiquari.
Una mostra per il futuro della tutela
La mostra, che ha preso il via il 4 giugno, non è solo un’occasione per ammirare le opere recuperate, ma rappresenta anche un simbolo del costante impegno dell’Arma dei Carabinieri nella protezione del patrimonio culturale italiano. Ogni opera restituita racconta una storia di indagini, di cooperazione internazionale e di passione per la cultura e la storia italiana. L’esposizione è un monito su quanto sia fragile il nostro patrimonio, e sull’importanza di difenderlo a ogni costo, affinché le future generazioni possano continuare a godere delle meraviglie artistiche che il nostro Paese custodisce.
Le opere in mostra sono dunque non solo testimoni di un passato antico e prezioso, ma anche di un presente che, grazie alla dedizione degli uomini e delle donne dell’Arma dei Carabinieri, protegge e preserva l’identità culturale italiana.
