2 Agosto 2026, domenica
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Siria, ritrovato in una fossa comune il corpo di padre Dall’Oglio

A quasi dodici anni dalla scomparsa, il gesuita romano potrebbe aver finalmente un nome e una sepoltura. L'annuncio del vescovo di Qamishli.

Il cadavere di un uomo in abiti religiosi è stato rinvenuto nei pressi di Raqqa. Il nunzio apostolico conferma l’informazione ma invita alla cautela: “L’identificazione non è ancora certa”.

Il mistero di padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita scomparso nel 2013 nel Nord della Siria mentre cercava di salvare degli ostaggi, potrebbe essere giunto al suo tragico epilogo.

Un corpo in abiti religiosi è stato rinvenuto nei giorni scorsi in una fossa comune nei pressi di Raqqa, ex roccaforte dello Stato Islamico. L’identità non è ancora stata ufficialmente confermata, ma tutto lascia pensare che si tratti proprio di padre Paolo. A riferirlo è stato il vescovo di Qamishli in un’intervista esclusiva al settimanale Oggi: “Il cadavere di un uomo vestito da religioso, che si ritiene possa essere quello di padre Dall’Oglio, è stato recuperato in una fossa comune nella zona rurale a sud di Raqqa”.

Una notizia che scuote il mondo ecclesiastico e internazionale, riaprendo una ferita mai rimarginata. Il nunzio apostolico a Damasco, il cardinale Mario Zenari, ha confermato al medesimo settimanale di essere stato informato lunedì sera della scoperta. “Le indicazioni sul luogo del ritrovamento e sull’identificazione del corpo non sono ancora precise”, ha sottolineato, spiegando che è in corso un’interlocuzione con i padri gesuiti presenti in Siria: “Li abbiamo contattati, ma al momento non abbiamo ancora ricevuto conferme definitive”.

Una missione tra le tenebre del jihadismo
Padre Paolo Dall’Oglio era scomparso il 29 luglio 2013 nella città di Raqqa, allora sotto il controllo dell’ISIS. Si era recato nel cuore del conflitto per tentare una mediazione delicatissima: trattare la liberazione di alcuni ostaggi in mano ai jihadisti. Da allora, del gesuita romano non si è saputo più nulla, se non attraverso frammentarie testimonianze e sporadiche ipotesi.

Fondatore della comunità monastica di Mar Musa, simbolo di dialogo interreligioso tra cristianesimo e islam, padre Dall’Oglio è stato per anni un punto di riferimento per chi credeva nella convivenza pacifica tra le fedi. Espulso dalla Siria nel 2012 per le sue critiche al regime di Bashar al-Assad, era rientrato clandestinamente l’anno successivo proprio per tentare di salvare delle vite, in un gesto estremo di fede e coraggio.

La lunga attesa di una verità
Nel corso degli anni, le speranze si sono alternate al silenzio. Diverse voci avevano lasciato intendere che il religioso potesse essere stato ucciso poco dopo il rapimento, ma nessuna prova concreta era mai emersa. Ora, con il ritrovamento di un corpo nella martoriata regione di Raqqa, si riaccende la possibilità – amara, ma necessaria – di dare finalmente un volto alla verità.

L’identificazione formale del cadavere dovrà avvenire attraverso analisi forensi e il confronto con il DNA dei familiari. Solo allora, se la conferma arriverà, si potrà forse chiudere il capitolo più doloroso della vita di padre Paolo, ma anche aprire quello della memoria.

Una testimonianza che resiste alla morte
Se sarà lui, se quel corpo straziato porterà davvero il nome di Dall’Oglio, il suo sacrificio troverà almeno una tomba e il mondo un martire da ricordare. Perché la voce del gesuita che credeva nella Siria unita, nel dialogo e nella pace, non è mai stata davvero spenta. Anche in mezzo al buio, continuava a risuonare.

E forse, proprio ora, ritorna alla luce.

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