3 Luglio 2026, venerdì
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Ocse, allarme crescita: il mondo rallenta, Pil globale fermo al 2,9% fino al 2026

Le stime dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico indicano una frenata dell’economia globale, zavorrata da tensioni geopolitiche, alti tassi d’interesse e sfiducia nei mercati.

Economia mondiale in frenata: barriere commerciali, incertezza politica e condizioni finanziarie più rigide pesano sulle prospettive globali.

Il motore dell’economia globale sta perdendo slancio. È quanto emerge dall’Economic Outlook pubblicato oggi dall’OCSE, secondo cui la crescita mondiale si attesterà al 2,9% nel 2025 e nel 2026, in calo rispetto al 3,3% previsto per il 2024. Un segnale chiaro di un’economia internazionale che fatica a riprendere vigore, dopo gli shock degli ultimi anni.

Le cause del rallentamento sono molteplici e interconnesse. “Elevate barriere commerciali, condizioni finanziarie più restrittive, calo della fiducia e crescente incertezza politica stanno pesando in modo sempre più marcato sulle prospettive di crescita”, avverte l’Organizzazione con sede a Parigi. Si tratta di elementi che agiscono come zavorre, in un contesto già reso fragile dalla volatilità geopolitica e dal rallentamento della Cina, uno dei principali motori dell’economia globale.

Secondo il rapporto, il rallentamento sarà generalizzato, con effetti più visibili nelle economie avanzate. Gli alti tassi d’interesse, mantenuti per contenere l’inflazione, continuano a frenare investimenti e consumi, mentre le tensioni internazionali — dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente alle frizioni tra Stati Uniti e Cina — alimentano uno scenario di instabilità strutturale.

L’Ocse sottolinea come, in questo quadro, sia fondamentale puntare su riforme strutturali, maggiore cooperazione internazionale e politiche fiscali e monetarie coordinate per rilanciare la crescita. Tuttavia, il contesto attuale rende difficile un’azione corale: la sfiducia nei mercati, la frammentazione politica e la lentezza nei processi decisionali stanno erodendo gli spazi di manovra.

Il documento lancia infine un monito: senza un’inversione di rotta nelle dinamiche globali, la crescita potrebbe restare bloccata sotto il 3% per un periodo prolungato, compromettendo gli obiettivi di sviluppo, transizione ecologica e riduzione delle disuguaglianze.

Una prospettiva che impone, a governi e istituzioni, scelte coraggiose e coordinate, in un mondo che rischia di galleggiare in una stagnazione cronica.

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