CATANZARO — Si allarga il campo delle responsabilità nel processo sul naufragio di Cutro, la tragedia avvenuta il 26 febbraio 2023 al largo delle coste calabresi, in cui persero la vita 94 migranti, tra cui 38 bambini. Il giudice per l’udienza preliminare ha ammesso la citazione come responsabili civili del Ministero dell’Economia e delle Finanze, del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, nonché del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, gestito da Consap (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici).
La decisione arriva mentre si profila un processo complesso, incentrato su presunti ritardi nei soccorsi all’imbarcazione carica di migranti, affondata a pochi metri dalla riva. Sotto accusa, sei militari appartenenti alla Guardia di Finanza e alla Guardia costiera, ritenuti dai magistrati responsabili di non aver agito tempestivamente nonostante i segnali d’allarme.
Il giudice ha invece dichiarato inammissibili le richieste di citazione nei confronti del Ministero dell’Interno e della Presidenza del Consiglio dei ministri, accogliendo le eccezioni sollevate dalle difese. Una decisione che ridimensiona, almeno per ora, l’ambito delle responsabilità politiche dirette in capo all’esecutivo.
I ministeri e il fondo citati dovranno presentarsi all’udienza fissata per il 9 giugno. La loro presenza come parti civili nel procedimento potrebbe aprire scenari di rilievo anche sul piano del risarcimento ai familiari delle vittime e alla collettività, qualora fosse riconosciuta una responsabilità indiretta dello Stato nell’accaduto.
Il naufragio di Cutro ha segnato uno dei momenti più drammatici della recente storia dell’immigrazione in Italia. La ricostruzione dei fatti ha acceso un acceso dibattito politico e giuridico, incentrato su catene di comando, protocolli di intervento e politiche di gestione delle frontiere.
La decisione del gup rappresenta un passo cruciale in vista del processo, che dovrà ora stabilire non solo eventuali colpe individuali, ma anche se ci siano state responsabilità istituzionali nell’omessa attivazione dei soccorsi. Un giudizio che potrebbe incidere profondamente anche sul futuro delle politiche migratorie italiane ed europee.
