Il sistema penitenziario italiano è al collasso. A denunciarlo è il nuovo dossier di Antigone, intitolato “Senza Respiro”, che fotografa una realtà sempre più drammatica. Secondo il report, le carceri italiane sono in una condizione di sovraffollamento cronico, con spazi vitali per i detenuti sempre più ridotti e una carenza strutturale che sta diventando insostenibile. Oltre il 30% delle prigioni italiane non è in grado di garantire nemmeno i minimi diritti fondamentali, a cominciare dallo spazio personale, con celle che spesso non superano i tre metri quadri per detenuto.
La condizione delle carceri italiane: sovraffollamento e carenze strutturali
Solo 36 carceri su 189 non sono sovraffollate, con ben 58 che registrano tassi di affollamento superiori al 150%. Le condizioni sono particolarmente critiche negli istituti di San Vittore, Foggia e Lucca, che detengono il triste primato delle strutture più sovraffollate. Il tasso medio di occupazione delle celle è, infatti, superiore al 130%, con una diminuzione di quasi 900 posti negli ultimi due anni, mentre la popolazione detenuta è aumentata di oltre 5.000 unità, raggiungendo un totale di oltre 62mila detenuti, sebbene in leggero calo rispetto all’anno precedente.
Nel rapporto, Antigone denuncia che in ben 30 istituti su 95 visitati, le celle non offrono nemmeno i 3 metri quadri di spazio per detenuto previsti dalla legge. Situazione ancora più critica si verifica in altre 12 carceri, dove le celle non sono dotate di riscaldamento, e in 43 strutture, dove manca l’acqua calda. Neppure le strutture prefabbricate in fase di costruzione riescono a risolvere il problema, con stanze che sono sovraffollate già da progetto, con meno di 5 metri quadri a persona.
L’esplosione del fenomeno minorile
Il rapporto segnala un fenomeno preoccupante: l’aumento esponenziale dei detenuti minorenni. In due anni, la popolazione nelle carceri minorili è aumentata del 54%, raggiungendo i 611 giovani detenuti al 30 aprile 2024, di cui 27 ragazze. Questo fenomeno è particolarmente allarmante, poiché metà dei detenuti minorenni sono stranieri non accompagnati. Il sovraffollamento sta portando a tensioni crescenti, con 9 su 17 Istituti Penali Minorili (IPM) già sovraffollati, tra cui Milano Beccaria e Cagliari, dove il tasso di occupazione supera il 150%.
La miseria delle condizioni di vita in carcere
Oltre al sovraffollamento, il rapporto denuncia una carenza generalizzata di risorse umane. I mediatori culturali sono insufficienti (solo 1,7 ogni 100 detenuti stranieri), mentre la presenza di educatori è drammaticamente scarsa, con meno di uno ogni 64 detenuti. Anche le figure dirigenziali sono insufficienti: mancano 96 direttori di carcere. Le opportunità di lavoro all’interno degli istituti sono limitate, e solo il 0,4% dei detenuti lavora per aziende private, mentre la maggior parte è impiegata in attività interne gestite dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP).
La condizione di salute mentale e gli episodi di protesta
Un altro dato allarmante riguarda la salute mentale dei detenuti. Nel 2024, il numero di suicidi è salito a 91, il livello più alto mai registrato, con un aumento del 4,1% rispetto all’anno precedente. Il fenomeno dell’autolesionismo è anch’esso in crescita, con una preoccupante escalation di episodi nel corso dell’anno. A testimoniare il malessere e la frustrazione crescente tra i detenuti ci sono anche i 1.500 episodi di protesta collettiva non violenta, che nel 2024 hanno caratterizzato la vita nelle carceri italiane.
La misura cautelare più usata: il carcere
Un altro dato significativo riguarda l’uso della custodia cautelare, che continua a essere la misura cautelare più applicata, con una percentuale del 28,9% rispetto a tutte le misure. Si segnala inoltre che nel 12% dei casi le persone accusate non vengono poi condannate, a testimonianza di un sistema che fa ampio ricorso al carcere senza una valutazione adeguata dei singoli casi.
La realtà delle donne e delle persone LGBTQ+ in carcere
Il rapporto di Antigone dedica anche una sezione al trattamento delle donne detenute e delle persone LGBTQ+. Oltre 2.700 donne sono reclusi in sezioni femminili all’interno di carceri maschili, un dato che solleva forti preoccupazioni sulla tutela della loro dignità. Sono 11 i bambini che vivono con le loro madri in carcere, la maggior parte delle quali straniere. Inoltre, il report segnala che circa 66 detenuti hanno dichiarato la propria omosessualità, di cui metà si trovano in sezioni protette promiscue, insieme a detenuti accusati di reati particolarmente odiosi, come quelli sessuali. A preoccupare ulteriormente è il trattamento delle donne trans, con 70 donne trans detenute nelle carceri maschili, una condizione di violazione dei diritti fondamentali.
Conclusioni: un sistema penitenziario in crisi
Il rapporto “Senza Respiro” offre un quadro desolante delle carceri italiane, segnato da sovraffollamento, carenze strutturali e una gestione inadeguata delle risorse. Nonostante gli sforzi per implementare riforme e miglioramenti, il sistema penitenziario continua a essere teatro di violenze, sofferenza psicologica e incertezza per il futuro. Il Paese si trova di fronte a un bivio: riformare con urgenza le strutture carcerarie e puntare su alternative alla detenzione, o continuare a ignorare le gravi problematiche che minano la giustizia e i diritti umani.
