6 Ottobre 2026, martedì
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La fragilità maschile non fa notizia: l’altra faccia del silenzio

Pisani denuncia l’assenza di una narrazione equa sul disagio maschile, tra paure taciute, insicurezze diffuse e vittime ignorate da media e istituzioni.

L’avvocato Angelo Pisani, esprime una riflessione su un aspetto spesso ignorato nel dibattito pubblico e nella narrazione giornalistica, in particolare da alcuni articoli apparsi su Corriere della Sera, che sembrano strumentalizzare ogni notizia per alimentare un’inesistente “guerra” al cosiddetto patriarcato.
In realtà, oggi in Italia più di sette uomini su dieci vivono con un senso crescente di insicurezza legato non solo al contesto sociale generale, ma anche alla percezione di essere costantemente sotto giudizio o sospetto. Molti evitano persino di incontrare donne, per timore di equivoci, accuse strumentali o spiacevoli conseguenz
Secondo un contro-report che il Legale, con associazioni indipendenti per i diritti maschili, basato su testimonianze e dati raccolti tra conoscenti e gruppi di discussione, oltre il 60% degli uomini italiani ammette di non sentirsi sicuro a camminare in determinate zone o orari, specialmente di notte. Più del 75% degli uomini e ragazzi riferisce che negli ultimi cinque anni la vita quotidiana — tra mezzi pubblici, strade e luoghi pubblici — è diventata più pericolosa anche per loro, e non solo per le donne.
Il dato forse più allarmante riguarda la normalizzazione della sofferenza maschile. Migliaia di aggressioni fisiche ai danni di uomini — spesso giovani o anziani — avvengono ogni anno, ma la maggior parte non viene denunciata per vergogna o per la sensazione di non essere creduti. Tanti ragazzi tra i 14 e i 24 anni riferiscono confidenzialmente episodi di bullismo, derisione pubblica, violenze psicologiche o verbali, spesso anche da parte di coetanee. E più del 28% degli uomini anziani vive in isolamento sociale per paura di truffe, aggressioni o umiliazioni.
Come sottolinea l’avvocato Angelo Pisani, fondatore del progetto 1523.it per la tutela delle vittime maschili e di tutte le persone fragili.
“I dati di questa indagine mostrano chiaramente come l’uomo contemporaneo non sia affatto il predatore onnipotente che viene dipinto, ma un essere umano spesso fragile, abbandonato e invisibile nella narrazione mediatica. Viviamo in una società che ha reso normale considerare l’uomo sempre colpevole, anche quando è vittima.”
Il cambiamento necessario non riguarda solo un’evoluzione culturale degli uomini, ma una trasformazione della cultura verso gli uomini. È tempo di riconoscere che anche gli uomini subiscono violenze, discriminazioni, umiliazioni, ingiustizie nei tribunali e nei media. E che la sicurezza, la dignità e la tutela non sono una questione di genere, ma di umanità.
Invita quindi Piani, i giornalisti a considerare questa prospettiva, a raccontare anche queste realtà con onestà e rispetto, senza pregiudizi ideologici. Solo così potremo costruire un dialogo davvero equo, civile e inclusivo.

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