26 Luglio 2026, domenica
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Omicidio Liliana Resinovich, la Procura accusa il marito: “Aggredita e soffocata nel parco dell’ex ospedale psichiatrico”

Secondo la ricostruzione della PM Ilaria Iozzi, Sebastiano Visintin avrebbe ucciso la moglie il 14 dicembre 2021. Chiesto un incidente probatorio a carico dell’amico Claudio Sterpin. La difesa frena: riserva su nuovi accertamenti tecnici.

A quasi tre anni dalla scomparsa e morte di Liliana Resinovich, la Procura di Trieste getta un’ombra definitiva sul caso che ha sconvolto l’opinione pubblica. Secondo la tesi formulata dalla pubblica accusa, contenuta nella richiesta di incidente probatorio depositata nei giorni scorsi, la donna sarebbe stata aggredita e uccisa per soffocamento dal marito, Sebastiano Visintin, il 14 dicembre 2021.

Il teatro del presunto omicidio sarebbe stato il parco dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste, nei pressi di via Weiss. La ricostruzione investigativa, anticipata dal quotidiano Il Piccolo, indica una dinamica brutale: colpi, graffi e urti indirizzati con violenza contro la testa, il torace, la mano destra e gli arti della vittima, fino a provocarne la morte per asfissia meccanica esterna, vale a dire un soffocamento diretto.

Il contesto giudiziario: incidente probatorio su richiesta della Procura
La nuova svolta giudiziaria emerge nel contesto di una richiesta di incidente probatorio non a carico del marito, bensì di Claudio Sterpin, storico amico di Liliana e figura centrale in tutta la vicenda, con cui la donna aveva instaurato un rapporto di profonda confidenza. La richiesta depositata dalla PM Ilaria Iozzi mira a cristallizzare le prove e affidare ulteriori accertamenti medico-legali a un pool di esperti: Cristina Cattaneo, Stefano Tambuzzi, Elena Pilli, Rosario Casamassima e Oscar Ghizzoni.

Tuttavia, durante l’incontro del 20 maggio scorso in Procura, i legali di Visintin, gli avvocati Alice e Paolo Bevilacqua, hanno presentato riserva formale sull’incidente probatorio, bloccando di fatto il conferimento degli incarichi ai periti. Nonostante alcune anticipazioni giornalistiche lo dessero per già avvenuto, il conferimento non è stato completato, e i nuovi accertamenti sono per ora in sospeso.

Una morte ancora senza giustizia, ma non più senza accuse
Liliana Resinovich era scomparsa da casa il 14 dicembre 2021. Il suo corpo fu ritrovato senza vita il 5 gennaio 2022, in un’area boscosa a poca distanza dalla sua abitazione, chiuso in sacchi della spazzatura e con addosso abiti non compatibili con l’ultima uscita nota. Un ritrovamento che fin da subito fece ipotizzare un omicidio, nonostante inizialmente si fosse valutata anche la pista del suicidio o di un gesto estremo legato a uno stato di fragilità psicologica.

Con la nuova ipotesi d’accusa, il quadro si fa più definito. La Procura punta ora su un movente passionale e familiare, legato a tensioni coniugali e a un possibile triangolo relazionale che avrebbe acuito i conflitti tra Visintin e la moglie.

Le prossime mosse
La richiesta di incidente probatorio rappresenta un passaggio delicato: potrebbe consolidare le basi dell’accusa oppure riaprire scenari alternativi, a seconda degli esiti delle perizie. Il giudice dovrà ora decidere se accogliere la riserva della difesa o procedere con il calendario degli accertamenti tecnici.

Nel frattempo, la città di Trieste attende risposte e giustizia per una donna che molti ricordano per la sua riservatezza, la gentilezza e un sorriso che sembrava celare inquietudini mai espresse. Il processo per la verità, in ogni caso, è appena cominciato.

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