Nel Crocifisso di San Domenico ad Arezzo, il Cristo non è più solo un’icona: è carne, dolore, umanità. È qui, davanti a uno dei capolavori assoluti del Duecento, che il nuovo Volume d’Arte Menarini ha preso vita, con la presentazione della monografia dedicata a Cimabue, padre nobile della pittura italiana e figura cardine di una rivoluzione visiva che avrebbe cambiato per sempre la rappresentazione del sacro.
Un artista oltre il tempo
Con la consueta eleganza editoriale e un linguaggio accessibile anche ai non specialisti, il volume – edito da Pacini Editore e firmato dalla storica dell’arte Miriam Fileti Mazza, per decenni docente alla Scuola Normale Superiore di Pisa – ripercorre la parabola artistica di un maestro che, nella seconda metà del XIII secolo, seppe spezzare le catene della rigida stilizzazione bizantina, anticipando la visione plastica e umanissima che sarebbe culminata nel Rinascimento.
«Cimabue – spiega Fileti Mazza – seppe trasformare la pittura in emozione silenziosa, capace di ispirare una religiosità interiore, autentica, che va oltre ogni credo o dottrina. Le sue opere, pur lontane nel tempo, conservano una forza evocativa che ci restituisce il mistero delle origini, la naturalezza dello sguardo, la sacralità del gesto umano».
Arezzo riscopre il suo tesoro gotico
La presentazione del volume si è tenuta in un luogo tutt’altro che casuale: la Basilica di San Domenico, scrigno gotico della città e custode del celebre Crocifisso di Cimabue. Insieme all’autrice, è intervenuta anche la storica dell’arte Liletta Fornasari, che ha guidato il pubblico in un viaggio tra le pietre e le storie della basilica, evidenziando come questo capolavoro – spesso meno noto rispetto ad altri – rappresenti una svolta epocale nel modo di raffigurare il divino.
Un progetto editoriale che attraversa i secoli
Il volume su Cimabue si inserisce nella storica collana dei Volumi d’Arte Menarini, iniziata nel 1956, con cui il Gruppo farmaceutico porta avanti da quasi settant’anni una missione culturale che unisce rigore e divulgazione. Da Botticelli a Caravaggio, da Leonardo a Raffaello, ogni pubblicazione è un invito a riscoprire la bellezza come parte integrante della vita quotidiana.
«Conservare e diffondere la bellezza è per noi un impegno etico e culturale – commentano Lucia e Alberto Giovanni Aleotti, azionisti e membri del Board Menarini –. Le nostre monografie, pensate per essere accessibili a tutti, hanno l’obiettivo di far avvicinare all’arte anche chi non pensava di potersene innamorare».
L’arte a portata di click
Negli ultimi anni, la vocazione culturale del Gruppo si è arricchita anche grazie al progetto digitale Menarini Pills of Art: brevi video-podcast in otto lingue che raccontano in modo vivace e appassionante aneddoti, dettagli nascosti e curiosità legate ai capolavori protagonisti dei volumi. Un ponte tra carta e schermo, tra tradizione e futuro, che continua a rendere l’arte accessibile a un pubblico sempre più ampio.
Cimabue, con la sua rivoluzione silenziosa, non ha solo anticipato il Rinascimento: ha insegnato a vedere il sacro con occhi nuovi. Ed è forse proprio questo, oggi, il dono più attuale del suo genio.
