12 Agosto 2026, mercoledì
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Coldiretti alza la voce a Bruxelles: “Meno burocrazia, più risorse. La PAC deve tornare agli agricoltori”

Presidio europeo e pressing della Calabria per una riforma strutturale della Politica Agricola Comune. Aceto: “No all’uso dei fondi per le crisi, servono investimenti stabili e autonomia economica”

Bruxelles – Con un presidio simbolico e una proposta concreta, Coldiretti torna al centro del dibattito europeo sulla Politica Agricola Comune (PAC). In una fase di rinnovata attenzione dell’UE verso il settore primario, l’organizzazione agricola più rappresentativa d’Italia – e con essa Coldiretti Calabria – ribadisce con forza la necessità di una svolta strutturale: basta burocrazia paralizzante, sì a risorse certe e durature, tutela dell’autonomia economica degli agricoltori.

La mobilitazione ha preso forma nella capitale europea, mentre in Calabria prosegue il ciclo di incontri territoriali promossi da Coldiretti per ascoltare direttamente la voce degli operatori agricoli. Dai campi calabresi ai corridoi di Bruxelles, il messaggio è uno solo: la PAC deve tornare a essere un vero strumento di sviluppo, non un labirinto normativo o una coperta troppo corta.

PAC più semplice e vicina ai territori

Coldiretti accoglie con favore le nuove proposte di semplificazione presentate dalla Commissione Europea, che vanno nella direzione auspicata: riduzione degli oneri burocratici, maggiore flessibilità negli adempimenti, sostegni semplificati per i piccoli agricoltori, e soprattutto la rimodulazione di alcuni vincoli imposti dal Green Deal, spesso vissuti come distanti e penalizzanti per le realtà rurali.

“Queste prime aperture rappresentano un segnale positivo – spiega Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria – ma non bastano. Serve coraggio per garantire la sopravvivenza e la competitività dell’agricoltura europea. Il peso normativo eccessivo ha rallentato i nuovi insediamenti e messo in ginocchio troppe aziende”.

Nessun euro della PAC per gestire le crisi

Una posizione chiara, quella della Coldiretti, anche sulla destinazione delle risorse. L’organizzazione si oppone fermamente all’idea che i fondi della PAC possano essere utilizzati per fronteggiare emergenze o crisi settoriali. “Le emergenze vanno affrontate con strumenti straordinari e risorse dedicate – tuona Aceto – Non si possono sottrarre fondi vitali agli agricoltori per tamponare le falle del sistema”.

Il riferimento è alla necessità, sempre più pressante, di preservare la vocazione originaria della PAC: sostenere chi lavora la terra, garantire stabilità economica alle imprese agricole, valorizzare le specificità territoriali, a partire da aree fragili come la montagna e la zootecnia, spesso escluse dai grandi circuiti produttivi ma fondamentali per l’equilibrio ambientale e sociale del Paese.

Il Sud non può aspettare

Nel quadro di una competizione globale sempre più serrata, dove Stati Uniti e Cina investono miliardi per sostenere il settore agricolo, l’Europa non può permettersi esitazioni, avverte Coldiretti. “Il Sud Italia, e in particolare la Calabria – sottolinea Aceto – ha bisogno di una PAC che garantisca continuità, efficacia e una visione chiara a lungo termine”.

In quest’ottica, Coldiretti chiede anche che la proposta per la PAC post-2027 venga rinviata, per evitare che decisioni affrettate sul bilancio europeo possano compromettere l’intera architettura della politica agricola. “Le riforme non si fanno senza ascoltare chi la terra la coltiva. Serve tempo, confronto e responsabilità.”

Acqua e infrastrutture: le priorità dimenticate

Infine, un tema cruciale: l’acqua. In un’epoca segnata da cambiamenti climatici e siccità ricorrenti, Coldiretti ribadisce la necessità di investimenti strutturali sulle risorse idriche, essenziali per la sopravvivenza dell’agricoltura mediterranea. “La PAC – conclude Aceto – deve restare una politica economica autonoma, fondata su pagamenti diretti ai veri agricoltori e sul sostegno alle filiere strategiche. Senza acqua, senza terra, senza dignità del lavoro agricolo, l’Europa non ha futuro.”

Il cantiere è aperto. Ora serve visione politica e coraggio istituzionale per far crescere una PAC davvero al servizio del territorio.

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