2 Ottobre 2026, venerdì
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Anaao all’attacco: “Cinquanta ASL fuori legge, così non si può lavorare”

Il sindacato dei medici ospedalieri denuncia mezzo Paese: “Violate norme su sicurezza, orari, ferie e diritti. È solo l’inizio”

ROMA – Una denuncia senza precedenti scuote la sanità pubblica italiana: l’Anaao Assomed, il più grande sindacato dei medici ospedalieri, ha annunciato l’avvio di azioni legali contro 50 Aziende Sanitarie Locali. Il motivo? Una lunga lista di presunte violazioni delle norme di legge e di contratto che, secondo il sindacato, metterebbero a rischio non solo i diritti dei medici, ma anche la qualità dell’assistenza offerta ai cittadini.

“È una battaglia di civiltà e sicurezza, non solo per i lavoratori ma per l’intero sistema sanitario”, affermano i vertici dell’Anaao. La decisione è maturata dopo mesi di monitoraggi e segnalazioni raccolte in tutta Italia, che avrebbero delineato un quadro allarmante di inadempienze sistemiche e mancata applicazione delle regole.

Una lunga lista di violazioni

Le irregolarità denunciate toccano tutti gli aspetti fondamentali del lavoro medico: dalle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro alla violazione sistematica degli orari previsti per legge, fino alla negazione dei diritti alle ferie e ai turni massacranti di pronta disponibilità.

“Ci sono aziende che impongono carichi di lavoro inumani, che non rispettano i limiti imposti dalla normativa europea sull’orario, che negano ai medici i giorni di riposo previsti o che li obbligano a rientrare in servizio senza le ore minime di recupero – spiega il sindacato –. In molti casi, si configura un vero e proprio sfruttamento professionale”.

Nel mirino anche la gestione dell’attività libero-professionale, delle prestazioni aggiuntive e l’omessa tutela contro le aggressioni, fenomeno ormai tristemente diffuso in pronto soccorso e reparti ad alta criticità. A queste si aggiungono casi di mancata erogazione dei fondi contrattuali, con medici che attendono da mesi indennità e riconoscimenti economici spettanti per legge.

“Non ci fermeremo qui”

Il segretario nazionale dell’Anaao, Pierino Di Silverio, è netto: “Questa è solo la prima ondata. Se non cambia l’atteggiamento delle amministrazioni sanitarie, siamo pronti a portare davanti ai giudici altri casi, in ogni regione. Vogliamo far valere la dignità del lavoro medico e il diritto dei pazienti a un sistema che funzioni”.

Il sindacato chiede un intervento immediato del Ministero della Salute e delle Regioni, affinché si apra un confronto serio sulla condizione della sanità pubblica, a partire dalla tutela di chi vi lavora ogni giorno in prima linea.

Sanità in affanno

Questa azione legale si inserisce in un contesto già fragile: ospedali in sofferenza, carenza cronica di personale, liste d’attesa infinite e fuga di professionisti verso il privato. Secondo Anaao, senza una svolta vera e concreta, “non solo i medici smetteranno di crederci, ma sarà l’intero sistema sanitario nazionale a collassare”.

Il messaggio del sindacato è chiaro: “Non basta celebrare i medici nei momenti di crisi. Serve rispetto quotidiano, nelle buste paga e nei turni, nei contratti e nelle tutele”.

Una mobilitazione che promette di allargarsi, mentre la sanità pubblica italiana si trova ancora una volta sotto pressione. Ma questa volta, a parlare, sono i dati, le leggi, i contratti e la voce di chi salva vite ogni giorno.

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