26 Luglio 2026, domenica
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Aggiornamento: Colpo alla ‘ndrangheta reggina: arrestati quattro affiliati della cosca Labate

Operazione dei Carabinieri del ROS a Reggio Calabria. Svelata la nuova regia del clan nel quartiere Gebbione: controlli sul territorio, intimidazioni agli imprenditori e legami con la microcriminalità.

REGGIO CALABRIA – Un nuovo colpo al cuore della ‘ndrangheta reggina. Nelle prime ore dell’alba, i Carabinieri del ROS, con il supporto del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Calabria”, hanno eseguito quattro misure cautelari disposte dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal procuratore facente funzione Giuseppe Lombardo.

Al centro dell’operazione, la cosca Labate, storicamente egemone nel quartiere Gebbione di Reggio Calabria. I provvedimenti riguardano Michele Labate (classe 1956), Francesco Salvatore Labate (classe 1966) e Paolo Labate (classe 1985), per i quali è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Agli arresti domiciliari, invece, è finito Antonino Laganà (classe 1971), ritenuto un fidato collaboratore del clan.

Le indagini: la continuità del potere criminale

L’indagine, avviata nel 2019 come prosecuzione naturale dell’operazione “Heliantus”, ha ricostruito in dettaglio l’evoluzione interna della cosca dopo l’arresto di figure storiche come Antonino Labate (classe 1950) e Pietro Labate (classe 1951), quest’ultimo considerato il capo carismatico del gruppo. Nonostante l’assenza dei leader tradizionali, il sodalizio ha mantenuto intatta la sua influenza, riorganizzandosi attorno ai fratelli Michele e Francesco Salvatore, che – secondo l’accusa – avrebbero assunto la direzione operativa della cosca.

Grazie a una struttura gerarchica solida e alla capacità di adattamento, il clan ha continuato a esercitare un capillare controllo sul territorio, mantenendo viva la sua rete di potere attraverso estorsioni sistematiche, imposizione di prodotti alimentari agli esercizi commerciali e infiltrazioni nel settore della grande distribuzione. In questo scenario, Paolo Labate, figlio di Michele, avrebbe svolto un ruolo chiave nei rapporti con gli imprenditori legati alla cosca, specialmente durante il periodo di detenzione del padre.

Strategie criminali e controllo sociale

L’inchiesta ha documentato l’attività di Michele Labate nel coordinare incontri riservati in luoghi sicuri, protetto da una rete di fiancheggiatori incaricati di garantire riservatezza e sicurezza. Una vera e propria “logistica mafiosa”, costruita per eludere l’attenzione delle forze dell’ordine e assicurare continuità alle attività illecite.

Un ruolo cruciale è stato attribuito anche ad Antonino Laganà, definito “uomo di fiducia” della famiglia Labate: secondo gli inquirenti, era lui a veicolare messaggi riservati, riscuotere il denaro delle estorsioni, eseguire ritorsioni e curare i rapporti con la comunità Rom locale, strategicamente coinvolta nella gestione della microcriminalità.

Un sistema economico sotto assedio

L’indagine del ROS ha messo in luce anche l’occupazione progressiva e opaca di settori economici ad alta redditività, con particolare attenzione al comparto alimentare. Il clan, sfruttando alleanze con imprenditori compiacenti o intimiditi, sarebbe riuscito a radicarsi nella rete commerciale locale, influenzando scelte e forniture, con danni incalcolabili alla libera concorrenza e alla legalità economica.

Presunzione d’innocenza e prossimi sviluppi

Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Come previsto dall’ordinamento, tutti i soggetti coinvolti devono considerarsi presunti innocenti fino all’emissione di una sentenza definitiva.

Tuttavia, l’operazione odierna rappresenta un passaggio decisivo nel contrasto a una delle articolazioni più radicate della ‘ndrangheta calabrese, mostrando ancora una volta la capacità della criminalità organizzata di rigenerarsi e ristrutturarsi, ma anche la determinazione dello Stato a colpire i nuovi equilibri mafiosi, ovunque si riorganizzino.

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