Una nuova perizia indipendente riaccende i riflettori sul giallo di Liliana Resinovich, la donna triestina trovata morta il 5 gennaio 2022, il cui caso è ancora avvolto da dubbi e contraddizioni. Secondo quanto riferito dall’avvocato Nicodemo Gentile, legale di Sergio Resinovich — fratello della vittima — la frattura alla seconda vertebra toracica (T2) non sarebbe il frutto di un errore umano durante l’autopsia, come sostenuto da un tecnico anatomopatologo. Al contrario, sarebbe già presente al momento della TAC eseguita sul corpo l’8 gennaio 2022.
Lo stabilisce un’approfondita analisi condotta sotto la supervisione di due autorevoli esperti: il professor Vittorio Fineschi, ordinario di medicina legale a Roma, e il professor Stefano D’Errico. Le loro conclusioni smentiscono apertamente la versione fornita dal tecnico coinvolto, che nei giorni scorsi si era autoaccusato, presentandosi spontaneamente agli inquirenti per assumersi la responsabilità della lesione ossea, parlando di un “errore tecnico” durante la preparazione anatomica.
Una versione che la famiglia Resinovich respinge con fermezza. “Non è un errore, è un depistaggio — accusa Sergio Resinovich —. Quell’uomo è un fantoccio pericoloso”. A seguito della nuova perizia, il fratello della vittima ha depositato una denuncia per falso contro il tecnico presso la Procura, annunciando anche un’azione formale presso l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (ASUGI) per chiederne la sospensione.
La frattura vertebrale e il nodo della violenza
La frattura alla vertebra T2 non è ritenuta direttamente collegata alla causa della morte di Liliana, ma resta un punto chiave nella ricostruzione dei fatti. Per i familiari, potrebbe rappresentare un segno di un’aggressione subita in vita. Diversa è la posizione della difesa del marito, secondo cui la lesione potrebbe essere compatibile con un danneggiamento post mortem, avvenuto forse durante il recupero del corpo o la prima autopsia.
Ma il quadro clinico emerso dall’ultima consulenza depositata a marzo 2025 da Cristina Cattaneo, antropologa forense di fama internazionale, lascia poco spazio all’ipotesi del suicidio. Secondo la Cattaneo, Liliana Resinovich è morta per “soffocamento esterno”, probabilmente causato da compressione al collo. Sul corpo, segni inequivocabili di violenza: lesioni al labbro, al capo, alla palpebra destra, al muscolo temporale sinistro, oltre a piccole emorragie petecchiali e una infiltrazione emorragica alla lingua, tutti elementi coerenti con un’aggressione e incompatibili con una semplice caduta.
“Lilly è stata picchiata e poi è morta”
Nonostante i nuovi elementi, l’inchiesta sembra procedere a rilento. Da parte sua, Sergio Resinovich continua a invocare verità e giustizia per la sorella. “Lilly è stata picchiata e subito dopo è morta. Non smetteremo di lottare finché non verrà fatta piena luce”, ha dichiarato. E mentre l’attenzione dell’opinione pubblica torna ad accendersi, la nuova denuncia per falso rischia di aprire un ulteriore fronte giudiziario in una vicenda già complessa e piena di ombre.
Con questa nuova consulenza tecnico-legale, la famiglia Resinovich cerca di riportare il focus sulle evidenze scientifiche, scardinando quella che definiscono una “narrativa accomodante” costruita per chiudere troppo in fretta un caso che, a oltre tre anni dai fatti, continua a sollevare più domande che risposte.
