In occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lanciato un appello forte e chiaro: “L’indifferenza e il silenzio non proteggono. Non voltarsi dall’altra parte è un dovere morale e civile”. Un richiamo alla responsabilità collettiva, rivolto a istituzioni, famiglie e cittadini, per difendere i minori da una delle minacce più subdole del nostro tempo.
“L’era digitale espone i bambini a rischi ancora più insidiosi”, ha spiegato il Capo dello Stato, sottolineando come l’anonimato online possa diventare una maschera dietro cui si nascondono predatori pronti ad approfittare delle fragilità emotive dei più giovani. “L’Italia – ha aggiunto – dispone di un sistema giuridico solido e in continuo aggiornamento, allineato con le normative e gli impegni internazionali. Ma la protezione dei diritti dell’infanzia non si esaurisce con le leggi: serve una cultura della consapevolezza e della prevenzione”.
Un messaggio condiviso anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito la pedofilia “una piaga che riguarda tutti”. Tuttavia, alla fermezza delle parole non sembra corrispondere un’altrettanta determinazione nelle scelte politiche. Nel 2024, i reati legati alla pedopornografia risultano in aumento rispetto all’anno precedente, segno che la minaccia non accenna a diminuire. Eppure, l’educazione sessuale continua a essere esclusa dai programmi scolastici, nonostante sia considerata da molti esperti uno strumento essenziale per aiutare bambini e adolescenti a riconoscere e difendersi da abusi e manipolazioni.
In un contesto in cui il web si conferma terreno fertile per la violenza invisibile, la prevenzione non può limitarsi alla repressione. Formare, informare e dialogare sono le chiavi di una vera tutela dell’infanzia. E su questo terreno, l’Italia ha ancora molta strada da fare.
