2 Ottobre 2026, venerdì
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Lavorare e restare poveri: l’Italia tra precariato, giovani in difficoltà e istruzione sottovalutata

Secondo Eurostat, nel 2024 quasi un lavoratore su dieci a tempo pieno è povero. La deprivazione materiale colpisce ancora cinque milioni di italiani, ma si registrano segnali di miglioramento.

Povertà lavorativa in Italia: ancora troppo diffusa, soprattutto tra giovani e autonomi

Nel 2024, in Italia, quasi un lavoratore su dieci impiegato a tempo pieno si trova in condizione di povertà. Lo rivela l’ultimo report di Eurostat, che evidenzia come il 9% degli occupati full-time percepisca un reddito inferiore al 60% del reddito mediano nazionale. La situazione, seppur lievemente migliorata per chi lavora part-time, continua a segnalare gravi squilibri nel mercato del lavoro italiano.

La povertà tra i lavoratori part-time è scesa al 15,7% rispetto al 16,9% del 2023. Un calo che, tuttavia, non riesce a compensare l’aumento osservato tra i lavoratori autonomi, la cui quota di poveri è salita dal 15,8% al 17,2%. I dipendenti restano leggermente più protetti, con una crescita marginale della povertà dall’8,3% all’8,4%.

Il confronto con altri Paesi europei sottolinea il ritardo italiano: in Germania la povertà lavorativa è al 6,5%, in Spagna all’11,2%. Ma il dato più allarmante riguarda i giovani: tra i 16 e i 29 anni, l’11,8% degli occupati è povero. Una cifra che cala progressivamente con l’età, attestandosi al 9,3% nella fascia 55-64 anni.

Istruzione e reddito: il divario che fa la differenza

Uno degli elementi più determinanti nella povertà lavorativa è il livello di istruzione. I dati Eurostat lo dimostrano con chiarezza: tra chi ha concluso solo la scuola dell’obbligo, quasi un lavoratore su cinque (18,2%) è povero. La percentuale si riduce sensibilmente al 9,1% tra i diplomati e crolla al 4,5% tra i laureati. Tuttavia, proprio tra i laureati si registra l’incremento più marcato rispetto al 2023, quando la quota era del 3,6%, segnale di un mercato del lavoro che fatica a valorizzare adeguatamente i titoli di studio più alti.

Cinque milioni di italiani in difficoltà: cala la deprivazione, ma resta l’allarme

Sul fronte della deprivazione materiale, il 2024 segna un miglioramento: l’indice scende all’8,5% della popolazione, rispetto al 9,8% del 2023. È il valore più basso da quando sono iniziate le rilevazioni, nel 2015. Ma si tratta pur sempre di circa cinque milioni di italiani che non riescono a sostenere almeno cinque delle 13 spese considerate essenziali per una vita dignitosa, come riscaldare adeguatamente l’abitazione, affrontare imprevisti economici, andare in vacanza o consumare pasti nutrienti.

Il quadro appare ancora più critico se si considera la “deprivazione grave”, ovvero l’impossibilità di sostenere almeno sette di queste spese: in questa condizione si trovano circa 2,7 milioni di persone, il 4,6% della popolazione.

Tra gli over 65 la situazione migliora sensibilmente, con una riduzione della deprivazione dall’8,4% al 7%. Anche tra gli under 18 si osserva un lieve progresso, dal 11,1% al 10,5%. Particolarmente rilevante il dato relativo ai minori di 16 anni, per cui l’indice di deprivazione specifica (che include la possibilità di mangiare frutta, verdura e proteine ogni giorno, possedere scarpe adeguate, libri e frequentare attività sociali) scende all’11,7%, in calo dal 13,5% del 2021.

Italia fragile ma in movimento: la sfida del lavoro dignitoso

Sebbene alcuni segnali indichino una timida inversione di tendenza, il quadro complessivo resta critico. L’Italia continua a fare i conti con un mercato del lavoro diseguale, che penalizza i giovani, gli autonomi e chi ha un basso livello di istruzione. La povertà lavorativa, pur essendo un fenomeno europeo, nel nostro Paese assume dimensioni strutturali che richiedono interventi urgenti e mirati.

Le cifre di Eurostat non sono solo numeri: raccontano la storia di milioni di italiani che lavorano, ma non riescono a vivere con dignità. Una condizione che non può più essere ignorata.

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