Appendino accusa: “Stellantis ha scelto di abbandonare l’Italia”
PresaDiretta racconta il caso Termoli, tra promesse mancate e investimenti congelati
Domenica 13 aprile, alle 20:30 su Rai 3, PresaDiretta propone un’inchiesta potente e urgente, al centro della puntata “Europa, la sfida industriale”: il caso Stellantis, la gigafactory mai nata a Termoli e il futuro sempre più incerto dell’industria automobilistica italiana. Ma è la voce di Chiara Appendino, a scuotere davvero il dibattito.
Intervistata dai giornalisti della trasmissione, Appendino è netta:
“Io credo che Stellantis abbia approfittato di una serie di situazioni per fare una cosa che aveva già in testa: abbandonare l’Italia.”
Una dichiarazione forte, che accende i riflettori su un’azienda che, nonostante le radici profonde nel nostro Paese, sembra aver scelto strade diverse per il proprio futuro.
La vicenda ruota attorno allo stabilimento Stellantis di Termoli, un tempo fiore all’occhiello della produzione nazionale grazie al motore Fire 1000. Oggi, invece, i turni sono svuotati, i bus serali arrivano quasi deserti, e i lavoratori temono il peggio. Il progetto di rilancio, fondato sulla costruzione di una gigafactory di batterie elettriche, si è fermato. La ACC, società partecipata da Stellantis, ha congelato l’investimento, lasciando a metà un piano che avrebbe potuto cambiare il destino del territorio.
Ma per Appendino la verità è più amara:
“Se vuoi, gli strumenti li trovi. Se vuoi la transizione, la fai. E la fai qui, in Italia. Ti metti al tavolo con il governo. Il problema è che non lo si è voluto fare.”
Parole che suonano come una denuncia, non solo contro l’azienda ma anche contro l’inerzia politica di chi avrebbe dovuto pretendere impegni concreti.
L’inchiesta di PresaDiretta documenta anche la paralisi dell’innovativo centro di ricerca che avrebbe dovuto affiancare la gigafactory. Secondo la professoressa Silvia Bodoardo del Politecnico di Torino, quel polo scientifico era fondamentale per colmare il gap di competenze che penalizza l’Italia e l’intera Europa nel campo delle batterie elettriche.
A chiudere le porte in faccia al progetto è stato John Elkann, presidente di Stellantis, durante un’audizione alla Camera il 19 marzo 2025. Le sue parole, definite da molti interlocutori come “la resa”, sono chiare:
“La gigafactory in Italia è un progetto molto difficile.”
Una frase che ha fatto crollare le residue speranze di rilancio industriale.
Mentre in Italia i progetti si arenano, la Cina avanza. A Torino, il 20 e 21 febbraio, è approdata BYD, colosso cinese dell’auto elettrica. L’evento ha riunito 380 aziende italiane, molte delle quali un tempo legate a Stellantis. Alfredo Altavilla, oggi consulente di BYD per l’Europa, ha annunciato l’inizio della produzione in Ungheria per ottobre.
“Cercavamo una filiera pronta a innovare. In Italia, quella spinta non l’abbiamo vista.”
Il reportage di PresaDiretta non lascia spazio ai dubbi: il nostro Paese sta rischiando di essere tagliato fuori dalla competizione globale sull’auto elettrica. E le parole di Chiara Appendino riassumono, con lucidità e amarezza, il cuore della questione:
la transizione ecologica si può fare, ma bisogna volerla. E l’Italia, almeno finora, ha scelto di non farla.
