4 Ottobre 2026, domenica
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Milano, la protesta esplode: scontri e tensione al corteo contro il decreto sicurezza

Alta tensione nel centro cittadino: un gruppo di manifestanti tenta di raggiungere la Prefettura, interviene la polizia con cariche di alleggerimento. Nel mirino il governo Meloni e il "golpe burocratico".

Milano si accende nel tardo pomeriggio durante una manifestazione contro il nuovo decreto sicurezza promosso dal governo Meloni. Un corteo acceso, carico di rabbia e tensione, ha attraversato il centro cittadino con momenti di forte frizione tra manifestanti e forze dell’ordine. Teatro principale degli scontri: via Donizetti, nei pressi della Prefettura, dove si è registrata una carica di alleggerimento da parte della polizia.

Tutto era iniziato con un presidio in piazza San Babila, cuore pulsante dello shopping milanese, che si è trasformato in un corteo spontaneo e compatto. In testa, uno striscione eloquente: “No al golpe burocratico, contro il governo Meloni”, chiaro segnale del tenore politico della protesta. La manifestazione, inizialmente pacifica, ha preso una piega più accesa quando un troncone di partecipanti ha imboccato via Borgogna con l’intento di raggiungere la sede della Prefettura in corso Monforte, uno degli snodi nevralgici del potere istituzionale cittadino.

Proprio in via Donizetti, a pochi passi dalla meta simbolica, la tensione è esplosa. Alcuni manifestanti hanno cercato di avanzare con un nuovo striscione, generando una reazione immediata da parte delle forze di polizia schierate in assetto antisommossa. Gli agenti hanno attuato una carica di alleggerimento per contenere l’avanzata e riportare l’ordine. Non si segnalano, al momento, feriti gravi, ma il clima si è fatto teso, con cori, slogan e momenti di confronto ravvicinato.

Il corteo, che raccoglieva realtà antagoniste, collettivi studenteschi, movimenti per i diritti civili e cittadini contrari al decreto sicurezza, ha messo in luce un malcontento crescente nei confronti delle misure governative percepite da molti come un giro di vite repressivo, volto a ridurre gli spazi di dissenso e a irrigidire la gestione dell’ordine pubblico.

Il decreto, finito nel mirino delle critiche, è accusato dai manifestanti di essere una “norma liberticida”, che mette a rischio il diritto alla protesta, rafforza gli strumenti repressivi nelle mani delle autorità e introduce una pericolosa deriva autoritaria nei rapporti tra Stato e cittadini.

La giornata milanese si chiude con un bilancio ancora in divenire, ma che già restituisce l’immagine di un’Italia sempre più divisa e nervosa, dove la piazza torna a essere un campo di battaglia tra chi chiede più libertà e chi invoca più ordine. Un dualismo che promette di animare anche i prossimi mesi, tra nuove proteste, prese di posizione politiche e una crescente mobilitazione dal basso.

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