A cura di Daniele Cappa
La politica italiana si trova di fronte all’ennesimo caso di doppio standard mediatico. Il Movimento 5 Stelle prende posizione contro l’aumento delle spese militari e organizza una manifestazione per esprimere il proprio dissenso, sostenuto dalla maggioranza degli italiani. Eppure, silenzio assoluto. Nessun titolo in prima pagina, nessuna apertura nei telegiornali. La strategia dell’oscuramento è chiara: nascondere le voci scomode e soffocare il dibattito.
Poi, qualcosa cambia. Una TikToker annuncia la sua partecipazione alla manifestazione, senza alcun coinvolgimento diretto del M5S. Ed ecco che i media si scatenano, non per discutere il tema del riarmo, ma per screditare l’evento e i suoi partecipanti. “Ignoranti”, “populisti”, “incompetenti”. Il classismo mediatico si manifesta in tutta la sua arroganza: quando intellettuali e giornalisti promuovono una piazza – spesso con finanziamenti pubblici – viene esaltata come un momento di alto valore democratico. Ma se un’influencer decide di unirsi a una protesta popolare, allora diventa un motivo di derisione.
Chiara Appendino, Vicepresidente del Movimento 5 Stelle, non ci sta e denuncia apertamente questa ipocrisia:
“Succede che il Movimento 5 Stelle si opponga a ingrassare la lobby delle armi e organizzi una manifestazione contro la follia del riarmo. Succede che, nonostante la maggioranza degli italiani sia contraria all’aumento delle spese militari, le tv, i giornali e gli altri partiti oscurino la manifestazione e etichettino il Movimento 5 Stelle in tutti i modi arrivando ad auspicarne la cancellazione. Poi succede che un’influencer, non contattata dal Movimento, annunci la propria partecipazione alla manifestazione e allora sì, improvvisamente i media ne parlano, perché è l’occasione per stigmatizzarla bollandola come la piazza degli ignoranti. Classismo, questo è: decidere che se intellettuali e giornalisti lanciano una manifestazione – tra l’altro pagata con soldi pubblici – va bene, mentre se una TikToker si unisce a un’altra piazza la squalifica e va presa in giro.
È lo stesso snobismo con cui viene bollata come populista una piazza che chiede che i soldi vengano usati per combattere il carovita che danneggia i cittadini invece che per le armi, mentre la piazza delle elite viene portata ad esempio di democrazia. A chi vorrebbe attribuire patenti di legittimità e di cittadinanza, noi risponderemo in migliaia sabato. Dopo averla esposta in aula, portiamo la bandiera della pace in piazza!”
Queste parole non lasciano spazio a dubbi: il Movimento 5 Stelle non si lascia intimidire e ribadisce la sua posizione con fermezza. La battaglia non è solo contro il riarmo, ma anche contro una narrazione tossica che tenta di squalificare le voci fuori dal coro.
Sabato, la risposta arriverà dalle strade. Il M5S e i suoi sostenitori porteranno la bandiera della pace in piazza, dimostrando che il dissenso non si cancella e che le scelte politiche devono essere guidate dal bene comune, non dagli interessi delle lobby. Il messaggio è chiaro: questa piazza non si arrende.
