3 Luglio 2026, venerdì
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Vincenzo Costanzo e Daniel Oren: Un Incontro tra Destino e Note

Un ritorno emozionante all’Opera di Roma, sulle ali della Tosca

Il destino ha un modo tutto suo di intrecciare le vite, soprattutto quando la musica è il filo conduttore. Vincenzo Costanzo, talentuoso tenore napoletano, ha fatto il suo ritorno trionfale all’Opera di Roma per sostituire Luciano Ganci nella seconda produzione della Tosca, nell’ambito delle celebrazioni per i 125 anni dalla prima rappresentazione dell’opera pucciniana. Ma oltre al ritorno sul palcoscenico capitolino, per Costanzo questa è stata anche l’occasione di ritrovare, dopo sette anni, il Maestro Daniel Oren sul podio, ricreando un sodalizio artistico capace di emozionare e coinvolgere il pubblico.

Nel vortice del Carnevale romano, l’improvviso forfait di Ganci ha spalancato le porte a un rientro carico di significato: Costanzo ha vestito nuovamente i panni di Mario Cavaradossi, stavolta sotto la bacchetta di Oren, in un’opera che per entrambi rappresenta una pietra miliare del repertorio. Il direttore israeliano, celebre per la sua predilezione per le belle voci, ha accolto un tenore ormai maturato, lontano dal giovane esordiente di un tempo, e ha diretto con la consueta passione un’opera che ama profondamente.

Negli ultimi anni, Vincenzo Costanzo ha affinato la sua arte con un intenso lavoro, anche grazie alla collaborazione con il pianista Otello Visconti. Il risultato è stato un Cavaradossi dalla voce calda e avvolgente, in cui l’impasto timbrico bronzeo e la padronanza del fraseggio hanno esaltato la profondità lirica delle celebri arie “Recondita armonia” ed “E lucevan le stelle”. La sua interpretazione si è distinta per un’espressività intensa, capace di trasmettere ogni sfumatura emotiva del personaggio, tra passione, eroismo e disperazione.

Ma non è stato solo il tenore a brillare in questa produzione. Daniel Oren ha saputo plasmare l’orchestra con maestria, restituendo tutta la drammaticità della partitura pucciniana. I contrasti tra fragorose esplosioni sonore e sospesi pianissimi sono stati gestiti con un’abilità che ha esaltato il senso cinematografico della narrazione musicale. Un plauso particolare va ai fiati, tra cui spiccano i corni salernitani guidati da Carmine Pinto, Giorgio Cardiello e Vincenzo Di Lieto, e ai contrabbassisti Federico Perna e Vincenzo Carannante, che hanno dato profondità al suono orchestrale.

Nel ruolo della protagonista, Jolanda Ayuanet ha offerto una Tosca intensa, pur con una voce talvolta sopraffatta dall’imponente orchestra. La sua interpretazione ha privilegiato l’interiorizzazione del personaggio, sottolineando il dolore e la disillusione della diva piuttosto che il magnetismo della femme fatale.

Gabriele Viviani ha vestito i panni del Barone Scarpia con dignità e una solida gestione del canto di conversazione, pur senza riuscire a trasmettere appieno la carica di assoluto antagonismo insita nel personaggio. Di grande impatto, invece, la prova di Gabriele Sagona nel ruolo di Angelotti, mentre Domenico Colaianni ha reso con equilibrio il carattere caricaturale del Sagrestano. Saverio Fiore ha interpretato Spoletta con giusta malizia, Andrea Jin Chen è stato un austero Sciarrone, Alessandro Guerzoni un efficace Carceriere ed Emma MacAleese ha reso con dolcezza la figura del Pastorello.

A completare l’affresco musicale, il Coro del Teatro dell’Opera di Roma, preparato dal Maestro Ciro Visco, e la Scuola di Canto Corale hanno regalato momenti di grande impatto, culminando nel maestoso Te Deum del primo atto. Questo passaggio, simbolo della fusione tra sacro e profano, ha chiuso il sipario su una Tosca intensa e appassionante, capace di restituire la potenza espressiva di una delle opere più amate di Giacomo Puccini.

Un ritorno, quello di Costanzo e Oren, che sa di riscatto, di maturità e di destino. E, soprattutto, di grande musica.

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