La classifica annuale del Ministero della Salute sui livelli essenziali di assistenza (LEA) ha scatenato un acceso dibattito tra le Regioni. Il monitoraggio, che valuta la qualità delle prestazioni sanitarie offerte ai cittadini su tutto il territorio nazionale, ha visto il Veneto conquistare la vetta con un punteggio medio di 96 su 100. Tuttavia, la Lombardia, da sempre tra le eccellenze sanitarie italiane, ha subito una retrocessione di tre posizioni, passando dal quarto al settimo posto. Un risultato che il presidente della Regione, Attilio Fontana, ha definito “inaccettabile”.
“I parametri utilizzati non rispecchiano il reale funzionamento della nostra sanità, sono criteri arbitrari e penalizzanti”, ha dichiarato Fontana durante un evento al Pirellone. “Si tratta di dati che si basano su interpretazioni soggettive e che non fotografano la qualità effettiva delle cure. Noi abbiamo ospedali d’eccellenza, come il Niguarda, che è il migliore d’Italia, e ben cinque strutture lombarde tra le prime dieci. Perciò, preferisco guardare i fatti piuttosto che classifiche discutibili”.
Il quadro nazionale: otto Regioni bocciate
L’analisi del Ministero evidenzia che il Servizio Sanitario Nazionale ha registrato miglioramenti nell’assistenza ospedaliera, ma continua a mostrare criticità nella prevenzione e nelle cure territoriali. Tredici Regioni e Province Autonome hanno raggiunto la sufficienza in tutte e tre le aree monitorate: Piemonte, Lombardia, Provincia Autonoma di Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia e Sardegna.
Di contro, quattro Regioni non hanno superato la soglia di sufficienza in due ambiti su tre: Valle d’Aosta, Abruzzo, Calabria e Sicilia. Altre quattro sono risultate carenti in almeno un’area: Provincia Autonoma di Bolzano, Liguria, Molise e Basilicata.
Lombardia ed Emilia-Romagna in calo, Veneto al top
La classifica di quest’anno segna alcuni cambiamenti significativi. Il Veneto ha scalzato l’Emilia-Romagna dal primo posto, grazie a un netto miglioramento nell’area della prevenzione. L’Emilia-Romagna, invece, ha registrato un calo di 2,4 punti, finendo al quarto posto a causa di una flessione nell’assistenza territoriale. La Lombardia ha perso 4,64 punti in un anno, retrocedendo al settimo posto, con un peggioramento nelle performance dell’assistenza territoriale.
Anche il Lazio ha subito un arretramento nei settori della prevenzione e dell’assistenza territoriale, sebbene abbia migliorato gli indicatori relativi alle cure ospedaliere. Tra le Regioni più penalizzate spicca la Basilicata, che ha subito un calo di ben 6,47 punti.
Le Regioni in crescita: Sardegna e Calabria in evidenza
Non mancano, però, segnali positivi. La Sardegna ha fatto un balzo in avanti, guadagnando in media 8,63 punti grazie a un significativo miglioramento nella prevenzione e nell’assistenza territoriale. Anche la Calabria, pur rimanendo fanalino di coda della classifica, ha registrato un progresso di 4,92 punti, segnale di una ripresa generalizzata su tutte le aree di assistenza.
Miglioramenti si osservano anche in Friuli Venezia Giulia, Molise, Umbria, Valle d’Aosta e Campania. Nel complesso, il monitoraggio evidenzia un trend positivo per l’assistenza ospedaliera: l’unica Regione che non ha raggiunto il punteggio minimo in quest’area è la Valle d’Aosta. La prevenzione, invece, fatica ancora a recuperare dopo il crollo registrato nel 2020 a causa della pandemia.
Le critiche alla metodologia e il dibattito politico
Oltre alle reazioni di Fontana, il rapporto ha scatenato reazioni in altre Regioni. Eugenio Giani, presidente della Toscana, ha sottolineato come i miglioramenti registrati siano un risultato importante “nonostante il sotto-finanziamento da parte del Governo”. Anche Michele Emiliano, presidente della Puglia, ha espresso soddisfazione per i progressi della sua Regione, che dal 2015, quando era ultima in Italia per i livelli essenziali di assistenza, oggi figura tra le virtuose.
Resta però il dibattito sulla metodologia adottata dal Ministero per stilare la classifica. Alcuni governatori chiedono criteri più oggettivi e un maggiore coinvolgimento delle Regioni nell’elaborazione dei parametri di valutazione. Il confronto è aperto e la discussione sulla sanità territoriale si conferma uno dei temi centrali dell’agenda politica nazionale.
