26 Luglio 2026, domenica
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Omicidio Senago: Impagnatiello pianificò l’assassinio di Giulia Tramontano per mesi, il tribunale conferma la premeditazione

I giudici hanno stabilito che l'ex barman preparò con meticolosità l’omicidio della fidanzata incinta, infliggendo 37 coltellate e provocando la morte anche del nascituro

La tragica vicenda dell’omicidio di Giulia Tramontano, avvenuto a Senago (Milano) il 27 maggio 2023, ha visto la Corte d’Assise di Milano confermare la premeditazione dell’ex compagno, Alessandro Impagnatiello, che ha orchestrato il delitto con una lucidità agghiacciante. Nelle motivazioni della sentenza, i giudici hanno descritto come Impagnatiello abbia pianificato l’omicidio per quasi sei mesi, coltivando l’intenzione di uccidere la compagna sin dal dicembre 2022, quando ha scoperto della gravidanza. L’idea di “sbarazzarsi” di Giulia sembra essersi insinuata nella mente dell’imputato sin dal 12 dicembre 2022, pochi giorni dopo che la fidanzata gli aveva rivelato di aspettare un bambino. La Corte ha sottolineato un episodio significativo: quel giorno, Impagnatiello cercò su internet “veleno per topi stelfor”, un chiaro segno della sua intenzione di uccidere. Nonostante le apparenze, l’ex barman non ha mai abbandonato il proposito omicida, che è stato alimentato nei mesi successivi da una relazione segreta con una collega e dalla crescente frustrazione nei confronti di Giulia. Il 27 maggio, il piano criminale è giunto al culmine. Dopo aver scoperto che le due donne erano venute a conoscenza delle sue bugie e manipolazioni, Impagnatiello ha provato un sentimento di vergogna e mortificazione, ma ha anche provato una rabbia fredda che lo ha spinto a cambiare le modalità del suo omicidio. Se in precedenza aveva pensato di avvelenare Giulia, quella stessa sera ha deciso di agire in modo più brutale, infliggendo 37 coltellate alla vittima. I giudici hanno definito il delitto come “efferrato”, aggravato dalla crudeltà, non solo per il numero delle ferite, ma anche per il fatto che Giulia fosse incinta di sette mesi. Secondo la sentenza, Impagnatiello ha avuto la consapevolezza di infliggere una sofferenza ulteriore a Giulia, che, nel momento in cui veniva accoltellata, ha realizzato che con la sua morte stava morendo anche il bambino che portava in grembo, un dolore insostenibile che ha aumentato la gravità del crimine. Il tentativo di occultare il cadavere in seguito al delitto è stato descritto come “improvvisato e rudimentale”. Nonostante i tentativi di bruciare il corpo nella vasca da bagno, il piano di Impagnatiello ha subito un imprevisto: la combustione del corpo non è riuscita come previsto, lasciando tracce che hanno condotto rapidamente gli inquirenti a scoprire la verità. Il 31enne è stato condannato all’ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato, occultamento di cadavere e procurato aborto, con aggravante della crudeltà e della morte del nascituro. La sua condotta è stata considerata da parte della Corte come quella di un uomo che ha nutrito e alimentato l’intenzione di uccidere con pazienza e determinazione, portando a termine il suo piano con modalità spietate e inumane.

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