6 Novembre 2026, venerdì
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Umbria aderisce al manifesto #BANPFAS: in prima linea contro i contaminanti pericolosi

L'Umbria si unisce al Veneto nel richiedere il divieto dei Pfas, sostanze chimiche dannose per l'ambiente e la salute. Il M5S sollecita anche la Lombardia a seguire l'esempio

L’Umbria ha ufficialmente aderito al manifesto #BANPFAS, un’iniziativa della società civile che chiede il divieto delle sostanze perfluoroalchiliche (Pfas), riconosciute come pericolose per l’ambiente e per la salute umana. Dopo il Veneto, anche questa regione fa un passo avanti nella lotta per l’eliminazione di queste sostanze chimiche, auspicando soluzioni alternative non dannose.

Paola Pollini, Consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, ha commentato con soddisfazione l’adesione dell’Umbria al manifesto, ricordando che è da quasi due anni che il M5S sollecita Regione Lombardia a seguire l’esempio della Regione Veneto, pioniere nella campagna di sensibilizzazione contro i Pfas. “Questo manifesto è sostenuto a livello europeo da paesi come Germania, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia, e non si tratta di un’idea estrema, ma di una proposta ben ponderata che tutela la cittadinanza e l’ambiente”, ha dichiarato la Pollini.

Il movimento #BANPFAS sta prendendo sempre più piede, con la consapevolezza che, nel futuro prossimo, è probabile che si arrivi a un intervento legislativo a livello europeo per regolamentare l’uso di queste sostanze. Tuttavia, come evidenziato dalla Consigliera, è fondamentale agire con gradualità, partendo dai cicli produttivi industriali che rilasciano i reflui pericolosi. “Non possiamo eliminare i Pfas da un giorno all’altro, ma possiamo cominciare a ridurne progressivamente l’uso, sostituendoli con sostanze non nocive”, ha proseguito.

Paola Pollini ha anche sottolineato l’importanza di incentivare l’ammodernamento delle catene produttive e l’innovazione tecnologica per ridurre l’utilizzo dei Pfas. In questo contesto, ha citato uno studio dell’OCSE che conferma la possibilità di sostituire questi composti con alternative più sicure.

Inoltre, la Consigliera ha proposto l’introduzione di un programma di bio-monitoraggio gratuito nelle aree più contaminata, come già avvenuto in alcune zone del Veneto, per monitorare i livelli di Pfas nel sangue dei cittadini. Un altro punto cruciale sollevato riguarda i costi di smaltimento dei Pfas: secondo Pollini, non dovrebbero essere scaricati completamente sulle aziende di gestione delle acque e, quindi, sui contribuenti. È necessaria una normativa che obblighi le aziende e le società che immettono Pfas nell’ambiente a contribuire ai costi di depurazione.

“La legislazione italiana ed europea si basa su principi fondamentali come il ‘chi inquina paga’ e la responsabilità sociale del produttore. Questi valori devono essere rispettati anche nel caso dei Pfas”, ha concluso la Consigliera del M5S, ribadendo il suo impegno per l’opzione “Zero Pfas” e per un ambiente più sicuro per tutti.

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