23 Ottobre 2026, venerdì
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Falsa missione di salvataggio: truffa milionaria nel nome di Crosetto

Due indagati a Milano: fingevano di raccogliere fondi per riscatti di giornalisti inesistenti in Medio Oriente

Una truffa ben orchestrata, giocata sull’inganno e sull’urgenza di una presunta operazione umanitaria, ha portato due cittadini stranieri sotto inchiesta a Milano. I malviventi, spacciandosi per emissari del ministro della Difesa Guido Crosetto, hanno contattato professionisti e imprenditori per ottenere ingenti somme di denaro, destinate – secondo il loro racconto – a pagare riscatti per la liberazione di giornalisti italiani sequestrati in Medio Oriente. Un’emergenza umanitaria fasulla, ma resa credibile da una narrazione studiata nei minimi dettagli.

Tra le vittime della frode, spicca il nome di Massimo Moratti, noto imprenditore ed ex presidente dell’Inter, che ha versato ai truffatori ben un milione di euro. I magistrati milanesi, coordinati dagli investigatori, sono riusciti a individuare i conti bancari su cui è confluito il denaro, bloccando i fondi prima che venissero trasferiti altrove. I conti, intestati a soggetti fittizi, erano stati aperti nei Paesi Bassi, probabilmente per rendere più difficoltosa la tracciabilità delle operazioni.

L’indagine ha portato alla luce un sistema ingegnoso e spregiudicato: i due sospettati, sfruttando il nome di una figura istituzionale di rilievo come Crosetto, riuscivano a conquistare la fiducia delle loro vittime, facendo leva su sentimenti di patriottismo e solidarietà. Con un linguaggio raffinato e dettagli sui presunti sequestri che sembravano credibili, riuscivano a convincere anche persone esperte e navigate nel mondo degli affari.

Ora gli inquirenti stanno lavorando per identificare eventuali complici e ricostruire nel dettaglio l’architettura della truffa. L’attenzione si concentra anche sulla destinazione finale del denaro e sull’eventuale coinvolgimento di reti criminali più ampie. Nel frattempo, il ministro Crosetto ha preso le distanze dalla vicenda, ribadendo la totale estraneità del Ministero della Difesa e condannando l’uso fraudolento del suo nome per fini illeciti.

Il caso riaccende i riflettori sulla necessità di vigilanza e verifica nelle richieste di donazioni e contributi, specialmente quando avvengono al di fuori dei canali ufficiali. Le autorità invitano chiunque sia stato contattato con richieste simili a segnalare tempestivamente l’accaduto per evitare che altri possano cadere nella rete dei truffatori.

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