Il recente via libera della Regione Toscana a una legge sul fine vita segna un momento di svolta nel dibattito sui diritti individuali in Italia. Un passo avanti deciso verso un principio fondamentale: la libertà di scelta. Perché, al di là di ogni considerazione ideologica, di questo si tratta.
Chi si trova a dover affrontare una malattia irreversibile, accompagnata da sofferenze insopportabili, dovrebbe avere il diritto di decidere sul proprio destino, senza essere costretto a cercare soluzioni all’estero o, peggio, a subire passivamente un dolore disumano. La possibilità di scegliere non impone nulla a nessuno, ma restituisce dignità e autodeterminazione a chi si trova in condizioni estreme.
Eppure, in Italia, migliaia di malati terminali sono costretti a convivere con atroci sofferenze senza alcuna possibilità di decidere per se stessi. Non solo: chi sceglie di aiutarli, accompagnandoli in paesi dove l’eutanasia è regolamentata, rischia il carcere. Una condizione che stride con la volontà popolare, dato che la maggioranza degli italiani, a prescindere dall’appartenenza politica, si è più volte espressa a favore di una legge chiara e giusta su questo tema. Lo dimostrano i sondaggi e la rapidissima raccolta firme per il referendum sul fine vita nel 2021. Un’iniziativa che, tuttavia, non ha mai avuto la possibilità di trasformarsi in un voto democratico.
“Anch’io ho firmato quel referendum quando ero Sindaca di Torino, convinta che ogni cittadino debba avere lo stesso diritto di scegliere. E invece, ancora oggi, in Italia questo diritto non esiste. Lo Stato non può continuare a ignorare la sofferenza di chi chiede solo di mettere fine a un dolore insopportabile. Non possono esserci disparità tra regioni: serve una legge nazionale che garantisca uguali diritti a tutti. Voltarsi dall’altra parte di fronte a questa realtà è un atto di vigliaccheria” ha scritto Chiara Appendino, Vicepresidente del Movimento 5 Stelle, in un accorato post sui social.
La questione del fine vita resta una ferita aperta nel nostro ordinamento, un vuoto legislativo che lascia migliaia di persone senza risposte e senza dignità. La Toscana ha fatto un passo avanti, ma il Paese intero non può restare fermo a guardare. Il tempo della neutralità è finito: il diritto a una morte dignitosa non può essere un privilegio, ma una garanzia per tutti.
