24 Ottobre 2026, sabato
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Migranti: il Governo Studia un Nuovo Decreto per i Centri in Albania

Possibile trasformazione in CPR e braccialetto elettronico per i richiedenti asilo

Il governo italiano sta valutando un nuovo provvedimento per rendere operativi i centri per migranti in Albania, confermando la volontà di mantenere gli accordi con Tirana. L’ipotesi più accreditata è la trasformazione delle due strutture oltre Adriatico, Shengjin e Gjader, in Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR). L’obiettivo è renderle funzionali per il trattenimento dei migranti irregolari già presenti in Italia e destinatari di un decreto di espulsione.

A parlarne apertamente è stato il ministro Tommaso Foti, esponente di Fratelli d’Italia, che in un’intervista ha dichiarato: “Valuteremo se intervenire prima della sentenza della Corte di Giustizia Europea”, la cui pronuncia è attesa non prima di marzo. Un’eventuale accelerazione in questa direzione, tuttavia, potrebbe riaccendere le tensioni tra l’esecutivo e la magistratura, proprio in un momento in cui sembrano aprirsi spiragli di dialogo con l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM).

Le due strutture albanesi erano state progettate inizialmente per ospitare i migranti intercettati dalla Marina italiana nelle acque internazionali del Mediterraneo, in attesa dell’espletamento delle procedure di frontiera accelerate. Tuttavia, i ripetuti stop da parte della magistratura hanno lasciato Shengjin e Gjader vuote e inutilizzate. La loro conversione in CPR consentirebbe di impiegarle per la detenzione amministrativa degli stranieri irregolari in attesa di rimpatrio.

Parallelamente, il governo sta valutando un’ulteriore misura per la gestione dei migranti: l’introduzione del braccialetto elettronico per i richiedenti asilo. Questa soluzione, che figurerebbe in un emendamento governativo alla legge di delegazione europea in discussione al Senato, mira a evitare che i richiedenti protezione internazionale si rendano irreperibili una volta giunti in Italia. La proposta, elaborata dagli uffici legislativi del Ministero dell’Interno, rappresenterebbe un’alternativa alla detenzione nei centri specializzati.

La strategia dell’esecutivo punta dunque a rafforzare il controllo sui flussi migratori e ad aumentare l’efficacia delle espulsioni, ma rischia di innescare nuove polemiche politiche e giuridiche, sia sul piano interno che internazionale.

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