2 Agosto 2026, domenica
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Allarme aviaria in Piemonte: misure restrittive a Chivasso e il focus sulla prevenzione a livello europeo

L'ASL TO4 impone restrizioni in un'area di 10 km intorno al focolaio, mentre le Isole Baleari puntano sulla sostenibilità agricola e la salute pubblica

Un nuovo focolaio di influenza aviaria ha scatenato l’allarme sanitario a Chivasso, in Piemonte, dove le autorità sanitarie sono intervenute tempestivamente per contenere la diffusione del virus H5N1, sospettato di essere stato portato nella regione da uccelli migratori. Il virus, che in passato ha causato danni alle popolazioni di volatili, è stato individuato in un allevamento locale, facendo scattare un intervento immediato da parte dell’ASL TO4, che ha avviato una serie di misure restrittive.

Le zone coinvolte nell’emergenza sanitaria sono state suddivise in due aree principali: una di Protezione, con un raggio di 3 km dal focolaio, e una di Sorveglianza, estesa fino a 10 km. I comuni interessati includono Chivasso, Caluso, Crescentino, e altri nella provincia di Torino. Nelle aree soggette a restrizioni, è stato vietato il movimento di pollame, uova e volatili in cattività, a meno che non vi siano deroghe specifiche da parte delle autorità competenti.

Inoltre, l’ASL ha imposto il divieto di vendere pollame e uova provenienti da allevamenti locali nei mercati, incluso quello di piccole dimensioni, come le aziende rurali con meno di 50 galline ovaiole. È stato anche deciso il blocco delle fiere, delle esposizioni e delle manifestazioni che coinvolgano animali. L’obiettivo principale di queste restrizioni è prevenire la diffusione del virus tra i volatili, anche se le carni di pollame e le uova provenienti da zone non infette sono state dichiarate sicure per il consumo umano.

Le autorità sanitarie hanno rassicurato i consumatori, confermando che al momento non vi è alcun rischio legato al consumo di carni e uova. Tuttavia, la prevenzione rimane una priorità. Gli allevatori sono stati invitati a prendere precauzioni, come evitare il contatto diretto con gli uccelli selvatici e mantenere i polli in spazi chiusi per ridurre i rischi di contagio.

L’infezione, che si trasmette principalmente attraverso l’inalazione di polveri o particelle provenienti dagli escrementi di uccelli infetti, non ha mai interessato le persone in Italia finora, ma la sorveglianza rimane alta. Il periodo di monitoraggio durerà almeno 30 giorni, durante i quali il virus verrà attentamente monitorato e misure di disinfezione saranno adottate.

A livello europeo, il dibattito sull’allevamento intensivo si fa più caldo. Mentre in Italia le autorità locali continuano a monitorare la situazione, le Isole Baleari hanno annunciato nuove misure contro gli allevamenti intensivi. Un decreto legge introdurrà il divieto di nuovi impianti con oltre 160.000 galline, una mossa che arriva dopo il rifiuto di un progetto per un allevamento da 750.000 animali a Sineu. Questa decisione, dettata da preoccupazioni sanitarie e ambientali, mira a limitare i rischi di diffusione di malattie legate alla sovrappopolazione degli allevamenti.

Secondo Animal Equality, un’organizzazione per la difesa degli animali, il modello di sostenibilità adottato dalle Baleari potrebbe essere esteso anche in Italia. Negli ultimi anni, infatti, l’uso delle gabbie negli allevamenti è diminuito del 20% e i dati più recenti confermano che il Paese sta andando verso un modello di allevamento più umano e rispettoso dell’ambiente.

Mentre le misure in Piemonte continuano a essere monitorate e applicate, l’Europa si prepara a una discussione più ampia sulla sostenibilità degli allevamenti e sulla gestione delle emergenze sanitarie legate all’alimentazione e alla salute pubblica.

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