A cura di Ella Ayoub
L’Italia ha adottato leggi significative per prevenire e contrastare le mutilazioni genitali femminili (MGF), come la Legge 7 del 2006 e il Piano Strategico Nazionale sulla Violenza Maschile contro le Donne 2021-2023. Tuttavia, persistono delle lacune cruciali, in particolare nella trasparenza e nell’efficacia delle misure adottate. Nonostante gli sforzi legislativi, mancano dati aggiornati sulle risorse effettivamente impiegate e sull’impatto reale delle politiche messe in atto.
In questo contesto, l’organizzazione internazionale ActionAid ha lanciato un appello alle istituzioni italiane per fare maggiore chiarezza sulla gestione dei fondi destinati alla lotta contro le MGF. Inoltre, ha sollecitato che tale pratica venga ufficialmente inclusa nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), al fine di garantire un accesso più strutturato ed efficace ai servizi di prevenzione e supporto per le vittime.
Sebbene l’Italia sia riconosciuta come uno dei paesi più attivi nel contrasto alle mutilazioni genitali femminili, la mancanza di una rendicontazione dettagliata rende difficile verificare se gli strumenti normativi, come la Legge 7/2006, siano realmente efficaci. Questa legge, che vieta le MGF e prevede pene severe per chi le pratica, è sicuramente un passo avanti, ma l’assenza di monitoraggi regolari limita la possibilità di valutarne l’impatto concreto e la sua applicazione sul territorio.
Il Piano Strategico Nazionale 2021-2023 ha incluso misure specifiche per prevenire la violenza di genere e proteggere le donne e le bambine, destinando anche risorse alla lotta contro le mutilazioni genitali femminili. Tuttavia, non sono stati resi pubblici dati su come questi fondi siano stati utilizzati o su quali interventi siano stati concretamente attuati.
Per rafforzare la protezione delle vittime e delle potenziali vittime di MGF, ActionAid ha chiesto che questa problematica venga finalmente inserita nei LEA, che definiscono i servizi sanitari garantiti dallo Stato in tutto il territorio nazionale. Una tale inclusione consentirebbe di:
- Garantire assistenza medica gratuita alle vittime, compreso l’accesso a interventi chirurgici di ricostruzione.
- Rafforzare le attività di prevenzione attraverso programmi educativi e di sensibilizzazione nelle comunità a rischio.
- Fornire formazione al personale sanitario per riconoscere e trattare efficacemente i casi di mutilazione genitale femminile.
La lotta contro le mutilazioni genitali femminili non riguarda solo la salute pubblica, ma è una questione di diritti umani fondamentali. Secondo ActionAid, l’Italia deve adottare un sistema di monitoraggio continuo e rendere disponibili dati aggiornati sull’incidenza delle MGF nel Paese. Questo permetterebbe di pianificare interventi più mirati, mirati a ridurre il fenomeno in modo tangibile e duraturo.
L’appello di ActionAid si unisce a quello di molte altre realtà impegnate da anni nella difesa delle donne e delle bambine, affinché vengano messe in atto politiche concrete che contrastino una pratica che nega la loro dignità e integrità fisica. L’inserimento delle MGF nei LEA sarebbe un passo decisivo verso la protezione delle vittime, la prevenzione di nuovi casi e la tutela dei diritti fondamentali di ogni persona.
