A cura di Gilberto Borzini
Una volta, l’Occidente si ergeva come faro della democrazia, predicando e tentando di esportarla in ogni angolo del mondo. Ma questa “democrazia” non era altro che una facciata, una versione deformata dove la politica e la governance erano governate da logiche di mercato. In realtà, l’Occidente non ha mai offerto un modello di democrazia autentica, bensì una “democrazia di mercato” in cui le varie categorie sociali, economiche e produttive si scontravano in un equilibrio instabile fatto di conflitti sotterranei e interessi nascosti.
L’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha messo fine all’ipocrisia di questa facciata. Il nuovo presidente ha smascherato quello che chiamavamo democrazia, rivelando ciò che era sempre stato sotto gli occhi di tutti: la Mercatocrazia. Un sistema dove la finanza detiene il potere assoluto e i soggetti produttivi sono i veri artefici delle scelte politiche e sociali, modellando le aspirazioni, i consumi e persino le emozioni delle masse elettorali. Il voto, sempre più simile a un plebiscito online, non è che il riflesso di un desiderio indotto, non più una scelta consapevole, ma una risposta guidata.
E tutto ciò che chiamavamo “democrazia” non è altro che un’illusione, un gioco di specchi privo di sostanza. Il concetto stesso di Occidente evapora insieme alla democrazia, lasciando dietro di sé un mondo in cui il mercato ha preso il sopravvento. Da un lato, abbiamo l’Impero, forte e determinato, dall’altro, un’Europa che, ormai invecchiata, si trova relegata al ruolo di preda, un continente incapace di produrre o innovare, fissato nel proprio passato e in un futuro che teme.
Un’Europa che una volta si credeva protagonista del mondo ora scopre di essere un mercato appetibile, un obiettivo su cui i nuovi poteri globali scommettono. Il suo lento declino, anziché portare distruzione immediata, è più utile come strategia di profitto per chi ha il controllo. Nonostante la sua posizione privilegiata nel cuore del mondo, l’Europa è diventata un caffè letterario, un luogo di riti obsoleti come il burraco o il punto croce, che osserva con angoscia l’ineluttabile futuro, vedendo nel suo stesso invecchiamento solo la maschera di una civiltà che si avvia verso il tramonto.
È il Mercato, bellezza! Come avrebbe detto qualcuno, ormai non c’è più spazio per illusioni o idealismi: il mercato è l’unica realtà che conta.
