22 Settembre 2026, martedì
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Autonomia Differenziata: La Consulta Boccia il Referendum, Ma Ammessa la Battaglia su Altri

Il referendum sull’autonomia differenziata non si farà: la Corte Costituzionale ne dichiara l'inammissibilità. Ok invece a cinque quesiti su lavoro e cittadinanza.

Con un verdetto tanto atteso quanto prevedibile, la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata delle Regioni. L’oggetto del quesito, secondo i giudici, non risulta sufficientemente chiaro, ed è questa la motivazione alla base della decisione. Il referendum contro il cosiddetto “ddl Calderoli”, il disegno di legge approvato nel giugno del 2024, non avrà quindi luogo. La Corte, presieduta da undici giudici, ha concluso che la richiesta di abrogazione avanzata da sindacati, partiti di opposizione e associazioni civili, tra cui Cgil, Uil e i consigli regionali di Campania, Sardegna, Toscana, Puglia ed Emilia Romagna, non può procedere.

L’udienza a Palazzo della Consulta, che ha visto i rappresentanti dei promotori dei sei quesiti referendari discutere le proprie proposte, è durata circa due ore, e si è svolta a porte chiuse. I giudici hanno poi preso la loro decisione in camera di consiglio. Nonostante il referendum sull’autonomia differenziata sia stato bocciato, la Corte ha dato il via libera a ben cinque degli altri quesiti, su temi che spaziano dalla cittadinanza al lavoro.

Il quesito sull’autonomia differenziata, che avrebbe richiesto la cancellazione della legge Calderoli, è stato unificato inizialmente con altri temi, ma la Corte ha ritenuto che il contenuto e la finalità non fossero sufficientemente chiari per consentire il ricorso alla consultazione popolare. La legge Calderoli, oggetto di numerose critiche, aveva già ricevuto un parere contrastante dalla Consulta nel mese di dicembre 2024, quando la Corte aveva evidenziato la necessità di interventi correttivi su sette punti critici, come la definizione dei Livelli Essenziali di Prestazione (Lep) e la regolamentazione delle aliquote tributarie.

La decisione della Corte è stata un colpo duro per i promotori del referendum, che puntavano a fermare l’attuazione della legge sull’autonomia differenziata, considerata da molti come una minaccia per l’unità nazionale e per l’equità tra le diverse regioni. Tuttavia, il governo e la Premier Giorgia Meloni non si sono esposti pubblicamente a favore dell’inammissibilità del quesito, lasciando che fosse la Corte a decidere. In aula, infatti, non era presente l’Avvocatura dello Stato per sostenere la tesi dell’inammissibilità.

Il panorama non è però completamente nero per chi si oppone alla legislazione del governo. La Corte ha infatti dichiarato ammissibili gli altri cinque referendum, che riguardano temi rilevanti in ambito sociale e lavorativo. Il referendum sulla cittadinanza propone una riduzione del periodo di residenza legale continuativa necessario per richiedere la cittadinanza da dieci a cinque anni, un cambiamento che allineerebbe l’Italia con le legislazioni di altri paesi europei, come la Francia e la Germania.

Tra gli altri referendum approvati, quattro provengono dalle richieste di Cgil, e riguardano il lavoro. In particolare, uno chiede l’abrogazione della parte del Jobs Act che nel 2015 ha ridotto il diritto al reintegro per i lavoratori licenziati ingiustamente. Con la norma in vigore, infatti, le aziende possono scegliere di pagare un’indennità economica anziché reintegrare il dipendente.

Un altro quesito riguarda il risarcimento per i lavoratori licenziati ingiustamente nelle piccole imprese, che propone l’eliminazione del limite massimo di indennizzo per le piccole aziende con meno di 15 dipendenti. La proposta, secondo i promotori, mira a restituire ai giudici la facoltà di determinare un risarcimento giusto e proporzionato in base al caso concreto. Un altro quesito chiede l’abrogazione delle norme che liberalizzano i contratti a termine, un provvedimento che, secondo i promotori, ha reso la precarietà una condizione “normale” per molti lavoratori, soprattutto i giovani.

In tema di sicurezza sul lavoro, un altro quesito mira a eliminare una norma che permette alle imprese committenti di evitare di assumersi la responsabilità per i rischi specifici legati alle aziende appaltatrici o subappaltatrici. La proposta vuole rafforzare la protezione dei lavoratori, evitando che la responsabilità ricada esclusivamente sulle aziende subappaltatrici.

La Corte Costituzionale ha fissato la data del 10 febbraio per la pubblicazione delle motivazioni della sua decisione. Nel frattempo, i giudici hanno ribadito che la decisione sull’inammissibilità del referendum sull’autonomia differenziata non segna la fine del dibattito sulla legge Calderoli, ma semplicemente l’impossibilità di ricorrere a uno strumento di consultazione popolare.

Il prossimo passo sarà la convocazione di un nuovo incontro del Parlamento, fissato per il 23 gennaio, per tentare di eleggere i quattro giudici di nomina parlamentare che ancora mancano alla Corte. Questo, però, non cambierà il destino del referendum sull’autonomia differenziata, ormai destinato a rimanere una proposta senza possibilità di realizzazione immediata.

In ogni caso, la battaglia sui temi dell’autonomia regionale, dei diritti dei lavoratori e della cittadinanza continua a essere al centro del dibattito politico e sociale, con la prospettiva di nuovi sviluppi nelle prossime settimane.

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