A cura Giorgio Sbrescia
A inizio dicembre la Digos ha condotto in carcere dodici persone accusate, in base alle indagini delle DDA di Bologna e Napoli, di far parte di un gruppo suprematista denominato con un poco velato riferimento al nazismo “Werwolf Division”. Circa due settimane dopo, il Ros dei carabinieri ha fermato cinque giovani che secondo le accuse da Milano, Perugia, Udine e Bologna volevano far la jihad e avevano costituito l’associazione “Da’wa Italia”. Indagini diverse per presunte attività terroristiche molto differenti, con obiettivi lontani ma il comun denominatore dell’uso spregiudicato di internet, dei social, delle nuove tecnologie.
L’uso della tecnologia da parte di terroristi, estremisti e aspiranti tali per attività di reclutamento, propaganda e organizzazione non è una novità degli ultimi anni. Nel rifugio di Abbottabad di Osama Bin Laden nel 2011 furono trovate chiavette usb, cd rom, video e audio tape, contenente materiale poi digitalizzato e divulgato dalla CIA online nel 2017. Ma i tempi sono cambiati e i terroristi di ogni bandiera hanno l’esigenza di tenersi al passo con l’innovazione. Ecco, quindi, che tecnologie come l’intelligenza artificiale sono oggi fondamentali per le organizzazioni terroristiche. Questo aspetto è ben illustrato nel nuovo Te-Sat – EU terrorism situation and trend report di Europol datato dicembre 2024.
