5 Ottobre 2026, lunedì
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“Fate presto”: il grido di Cecilia Sala dal carcere di Evin

La giornalista italiana racconta le drammatiche condizioni della sua detenzione in Iran. Palazzo Chigi mobilitato per riportarla a casa.

Un’altra telefonata, altre parole di angoscia. Cecilia Sala, la giornalista italiana detenuta nel carcere di Evin, in Iran, ha potuto contattare la famiglia, raccontando un quadro agghiacciante delle sue condizioni. Arrestata il 19 dicembre, Sala vive in isolamento totale, senza beni essenziali, senza conforto e privata persino degli occhiali da vista. “Dormo per terra con due coperte, una sotto di me e una per coprirmi. Non ho una brandina, e nella cella c’è una luce accesa 24 ore su 24. Dovete fare presto,” ha detto, rinnovando l’appello già lanciato nella sua prima chiamata.

Condizioni disumane e promesse non mantenute

Le rassicurazioni iraniane di un trattamento dignitoso si sono rivelate vuote parole. Cecilia non ha ricevuto il pacco inviato dalla famiglia attraverso la Farnesina, che conteneva articoli per l’igiene, libri, sigarette e una mascherina per schermare la luce. Nulla di questo è arrivato a destinazione, e le condizioni di detenzione peggiorano di giorno in giorno. Anche il cibo le viene passato da una fessura nella porta, senza alcun contatto umano.

Diplomazia in azione

Il governo italiano non ha smesso di esercitare pressione. Alla Farnesina, l’ambasciatore iraniano è stato convocato per ribadire con forza le richieste dell’Italia: la liberazione immediata di Sala e il rispetto dei suoi diritti umani. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dichiarato: “Pretendiamo garanzie sulle sue condizioni di detenzione. Il nostro lavoro per riportarla a casa non si fermerà fino a quando Cecilia non sarà libera.”

Vertice a Palazzo Chigi

Nel pomeriggio, il caso di Cecilia Sala è stato al centro di un vertice straordinario a Palazzo Chigi, presieduto da Giorgia Meloni. All’incontro hanno partecipato anche i ministri degli Esteri e della Giustizia, Antonio Tajani e Carlo Nordio, insieme ai vertici dei Servizi di intelligence. Tra le ipotesi sul tavolo, anche il coinvolgimento delle opposizioni, un segnale di unità richiesto dalla segretaria del Pd Elly Schlein e dal leader di Italia Viva Matteo Renzi.

Un appello corale

Le parole di Cecilia Sala hanno trovato eco anche nel discorso di fine anno del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Interpreto l’angoscia di tutti per la sua detenzione e le siamo vicini in attesa di rivederla al più presto in Italia.”

La situazione resta critica, ma l’impegno per liberare la giornalista non conosce tregua. Cecilia non è sola: il Paese è al suo fianco, in attesa che quel “Fate presto” diventi finalmente una realtà.

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