A cura di Fabio Ricci
Il regime iraniano affronta un periodo di crisi profonda caratterizzato da debolezza politica, sfide interne e pressioni esterne. I recenti raid israeliani, che hanno colpito duramente gli alleati dell’Iran in Libano e Siria, hanno minato la percezione della sua forza militare e del deterrente strategico. L’incertezza politica si somma a una crescente insoddisfazione popolare ea un malcontento economico sempre più evidente.
L’Iran si trova ad affrontare le conseguenze delle sconfitte subite dai suoi alleati strategici. In Libano, Israele ha smantellato i vertici di Hezbollah, mentre in Siria il regime di Bashar al-Assad, storico alleato di Teheran, è crollato sotto la pressione delle milizie sunnite guidate da Ahmed al-Shara (alias Abu Mohammad al-Julani). Questi eventi obbligano l’Iran a ripensare la sua politica regionale ea gestire le tensioni interne che derivano da una popolazione sempre più critica nei confronti delle priorità del governo.
La situazione economica del Paese è drammatica: la moneta locale ha subito un tracollo, con il rial svalutato a 820.500 unità per un dollaro. Questa crisi ha costretto alla chiusura delle scuole e degli uffici pubblici per mancanza di carburante e sta alimentando un malcontento sociale diffuso, specialmente tra i ceti meno abbienti.
Il malumore popolare si riflette anche nelle polemiche culturali e sociali. L’intestazione di una strada di Teheran al leader di Hamas, Yahia Sinwar, ha suscitato critiche da parte dei custodi del patrimonio culturale iraniano, segno di una crescente disconnessione tra la leadership religiosa e il popolo. Questo episodio si somma al ricordo traumatico del 2022, quando la morte di Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale per aver indossato il velo in modo “improprio”, scatenò proteste di massa e repressioni violente che causarono centinaia di vittime.
Le divisioni all’interno dello stabilimento sono evidenti. Il presidente riformista Masoud Pezeshkian ha espresso critiche sia alla gestione delle risorse finanziarie, spese in operazioni esterne come il sostegno a Hezbollah e al regime siriano, sia alla proposta di una nuova legge per inasprire le pene contro le donne che non indossano il velo. La legge è stata temporaneamente bloccata, e alcune restrizioni tecnologiche, come l’uso di WhatsApp e Google Play, sono state revocate, segnali di una politica più cauta per evitare ulteriori proteste.
Sul fronte militare, l’Iran si trova a fare i conti con due recenti attacchi israeliani che hanno colpito obiettivi strategici all’interno del Paese, alimentando preoccupazioni sulla sicurezza nazionale. Il ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha dichiarato che il 2025 sarà un anno cruciale per la questione nucleare iraniana, con implicazioni rilevanti per la stabilità regionale.
Il confronto tra le forze riformiste e la gerarchia militare e religiosa, che risponde direttamente alla Guida Suprema Ali Khamenei, delinea un quadro di crescente instabilità. La necessità di rimuovere le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti diventa una priorità per l’Iran, che potrebbe cercare intese diplomatiche per risolvere la propria economia e contenere il malcontento interno.
L’Iran, oggi più che mai, appare come un “animale ferito”: indebolito dalle pressioni esterne e dalle fratture interne, ma ancora pericoloso per le dinamiche regionali e globali.
