Paolo Cognetti, scrittore e regista di 46 anni, conosciuto per il romanzo Le otto montagne, vincitore del Premio Strega nel 2017, ha recentemente affrontato un momento cruciale della sua vita. Ricoverato in psichiatria presso l’ospedale Fatebenefratelli di Milano, Cognetti ha deciso di parlare della sua esperienza con la depressione e la sindrome bipolare. Dimesso il 17 dicembre, lo scrittore ha scelto di condividere il suo percorso per combattere lo stigma che ancora circonda le malattie mentali, sottolineando che l’inizio di guarigione è accettando sé stessi.
Cognetti ha raccontato di aver attraversato una fase creativa e positiva nelle scorse settimane, subito dopo essere sceso dal suo rifugio sul Monte Rosa. Ebbene, il suo stato mentale ha preso una piega inaspettata. “Il mio pensiero e il mio linguaggio si acceleravano”, ha spiegato, ricordando come amici e colleghi hanno notato comportamenti strani e insoliti. Tra questi, l’invio di immagini di sé nudo e la distribuzione di somme ingenti di denaro, azioni tipiche delle fasi maniacali della sindrome bipolare. Il 4 dicembre, su disposizione del medico, è stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio (TSO), durante il quale è stato sedato e sottoposto a cura intensiva.
Nonostante il dolore vissuto, Cognetti ha deciso di affrontare la propria situazione, rifiutando il silenzio imposto dal senso di vergogna che spesso accompagna i disturbi psichici. “Depressione e disagio mentale sono come un fiume carsico, negati e ignorati per accreditare l’illusione di una società felice. È tempo di alzare il velo della colpa che nasconde il dolore”, ha dichiarato con forza.
Il successo ottenuto con ‘’Le otto montagne’’ ha avuto un peso significativo nella sua crisi personale. Dopo aver dedicato dieci anni a un ciclo di romanzi e aver raggiunto l’apice con il Premio Strega, Cognetti si è ritrovato a chiedersi quale direzione dare alla sua carriera. Il timore di aver già raggiunto il suo massimo potenziale lo ha portato a un senso di vuoto creativo.
Un altro capitolo della sua storia personale riguarda una vicenda sentimentale che ha lasciato cicatrici profonde. “Mi sono innamorato di una donna e per lei ho lasciato la mia compagna dopo dodici anni. Alla fine, per non ferire nessuno, ho chiuso anche questa nuova relazione. Non si dovrebbe mai rinunciare all’amore, ma io l’ho fatto”. Cognetti ha anche raccontato di avere tinto i capelli di rosso, un gesto simbolico per esprimere il suo rifiuto delle apparenze e il desiderio di autenticità.
Durante il ricovero, lo scrittore ha seguito le indicazioni dei medici, accettando di assumere farmaci che, se da un lato hanno sedato la sua mente in tumulto, dall’altro hanno imposto una pausa forzata alla sua vitalità. Ha però trovato una nuova scintilla creativa, iniziando a scrivere un romanzo che affronta con ironia temi seri come quelli della depressione e delle malattie mentali.
Nel prossimo futuro, Cognetti ha in programma di tornare in Nepal per lavorare a un documentario ambientato nel Mustang. Inoltre, terrà un corso di scrittura a Marrakech, dove intende fermarsi per qualche tempo. Sta anche sistemando la nuova casa in cui si è recentemente trasferita, un progetto che considera parte del suo percorso di rinascita.
Cognetti ha riflettuto sull’illusione di poter vivere in montagna, dove si era ritirato per quattro anni. All’inizio aveva trovato un senso di appartenenza che lavorava come cameriere, ma con il tempo l’umanità della montagna lo ha respinto. “Mentire rende soli, e da soli non si vive”, ha ammesso, riferendosi alla sua decisione di nascondere le vere ragioni del suo trasferimento in alta quota.
Il senso di isolamento ha contribuito alla depressione. “Un bosco è tornato solo un bosco, un torrente solo un torrente. Nel cuore è sceso il silenzio: la malattia è riuscire a vedere solo il lato apparente della realtà”, ha confessato, descrivendo il modo in cui la sua visione del mondo è cambiata.
Oltre a parlare della sua esperienza personale, Cognetti ha espresso preoccupazione per il clima politico attuale. L’ascesa della destra in Europa lo riempie di rabbia e tristezza, alimentando un senso di delusione verso una società che sembra aver perso il contatto con i valori della libertà e della giustizia.
Cognetti ha anche condiviso il suo sostegno al buddhismo, una filosofia che considera una risposta all’insoddisfazione generata dal desiderio. “Vorrei avere pochi amici sinceri e un’agenda vuota per sei mesi. La vera cura per me è vivere la vita con semplicità, rifugiandomi negli ultimi luoghi rimasti originari”, ha concluso.
Con questa toccante testimonianza, lo scrittore spera di contribuire ad una maggiore accettazione delle malattie mentali, dimostrando che il dolore può essere affrontato con coraggio e sincerità.
Ella Ayoub
