28 Luglio 2026, martedì
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Le sfide del mercato del lavoro italiano: Intervista a Enrico Frezza

A cura di Ionela Polinciuc

Nel contesto di un mercato del lavoro in rapida evoluzione, l’intervista al collega Enrico Frezza ci offre un’analisi approfondita delle sfide attuali e delle prospettive future. Dall’impatto della pandemia alle competenze richieste nei prossimi anni, dalle recenti riforme del lavoro all’inclusione e alla diversità, Frezza ci guida attraverso una riflessione dettagliata su come affrontare e adattarsi ai cambiamenti. Scopriamo insieme le sue opinioni su questi temi cruciali per comprendere meglio il panorama lavorativo italiano.

Enrico,quali sono le principali sfide che il mercato del lavoro italiano sta affrontando attualmente?

Il mercato del lavoro è in continua evoluzione nel mondo e non da meno in Italia. Lo sviluppo tecnologico intervenuto tra la metà del XX secolo e gli inizi dell’attuale XXI secolo presenta caratteristiche di velocità non paragonabile nemmeno lontanamente a quanto è avvenuto nel corso dei secoli precedenti, quasi non si riesce a stare dietro alle continue innovazioni quotidiane. Lo sviluppo tecnologico e l’intelligenza artificiale stanno modificando in modo esponenziale anche il mercato del lavoro.

Siamo di fronte ad una nuova rivoluzione industriale a cui dobbiamo farci trovare preparati per creare un giusto equilibro con la figura del lavoratore come essere umano, depositario di diritti sanciti anche nella nostra Carta Costituzionale. A fronte di una sempre maggiore utilizzazione della IA occorrerà una maggiore preparazione dei lavoratori ad interagire con essa.

Vi è poi la trasformazione causata dal lungo periodo di pandemia che ha aperto le porte in modo ampio al lavoro da remoto. Occorrerà anche in questo caso cercare un equilibrio tra le necessità datoriali e quelle dei lavoratori, tra l’interscambio sociale e le esigenze familiari, in una società che sembra volersi chiudere sempre di più all’interno di un fortino costituito dalle mura domestiche. Vi è da scegliere, in particola modo per il lavoro femminile, se è più giusto consentire, ove possibile, il lavoro da remoto o creare i presupposti perché le donne che hanno dei figli o che vogliono crearsi una famiglia possano non rinunciare al lavoro, creando una fitta rete di asili nido e asili, perché no, anche nei luoghi di lavoro.

Infine altra sfida da affrontare è quella della inclusione all’interno delle aziende così da far sentire il lavoratore parte di essa e dei suoi destini collegandola ad una serie di iniziative premianti. Inutile dire che, anche se pochi, vi sono esempi del genere in Italia.

Come la pandemia ha influenzato il mercato de lavoro e quali cambiamenti ritieni permanenti?

Indubbiamente la pandemia ha creato in moltissimi casi un mondo del lavoro parallelo imponendo una scelta che molti, senza il verificarsi del problema, non avrebbero mai fatto spontaneamente. Le aziende sono state costrette a modificare il proprio modello organizzativo ed i lavoratori, in molti casi, hanno dovuto prendere confidenza con una macchina e dei programmi con i quali non avevano molta dimestichezza. La scelta da dove lavorare e quando lavorare non ha avuto un sostegno unanime da parte dei lavoratori che, come le aziende, hanno dovuto mettere sul piatto della bilancia i vantaggi e gli svantaggi di tale imposizione. Indubbiamente resterà una riforma del mercato del lavoro che non potrà essere cancellata ma sicuramente dovrà essere rimodulata ricercando una forma di accordo fra le parti contrattuali.

Quale è la tua opinione sulle recenti riforme del lavoro in Italia?

Nell’ultimo decennio si è proceduto ad emanare una serie di riforme del lavoro ritenendo che le stesse avrebbero contribuito a risolvere una serie di criticità relativamente alla stabilizzazione dei contratti e ai licenziamenti. Si era partiti con il Jobs Act che tendeva a limitare la tutela reale in caso di licenziamento per gli assunti con contratto successivo al 2015. Dopo non molto tempo è sorto un movimento di opinione secondo il quale tale innovazione normativa avrebbe determinato un numero esponenziale di licenziamenti. Così non solo non è stato ma una riflessione va fatta. La reintegra prevista dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori non è mai stata una garanzia del posto di lavoro. Infatti pochissimi sono i lavoratori che a seguito di un provvedimento favorevole sono poi rientrati al lavoro. Né a seguito della riforma, come alcuni pensavano, vi è stato un incremento esponenziale dei licenziamenti al contrario vi è stato un record di assunzioni e di contratti trasformati da tempo determinato in tempo indeterminato. Non poteva essere diversamente visto che la parte datoriale non avrebbe alcun interesse a risolvere un contratto con un lavoratore ormai formato e con una esperienza per poi assumerne altri da formare e privi di esperienza. E’ incontestato ed acclarato che nel 2023 i licenziamenti da rapporto di lavoro a tempo indeterminato sono diminuiti del 40 per cento rispetto ai livelli del 2014.

Certamente i referendum proposti sul ripristino della tutela reale per le imprese over 15, sull’incremento dei costi del licenziamento per le piccole imprese, sulla reintroduzione generalizzata della causalità per i tempi determinati, non serviranno a ridurre la precarietà aumentando sicurezza e durata dei posti di lavoro.

Si aggiunga la legge 3 luglio 2023 n. 85, più comunemente nota come decreto lavoro, che ha introdotto l’Assegno di Inclusione, come principale strumento per contrastare la povertà e l’emarginazione sociale, destinato a sostituire il Reddito di Cittadinanza nonché il Supporto per la Formazione e l’Occupazione (art. 12 della legge) intesa come misura rivolta alle persone che vogliono inserirsi o re-inserirsi nel mercato del lavoro. Bisogna attendere ancora un po’ di tempo per verificarne l’impatto sulla occupazione.

Quali competenze ritieni saranno più richieste nei prossimi cinque anni?

Si è già accennato alla evoluzione tecnologica degli ultimi anni che, gioco forza, va ad impattare anche sul mondo del lavoro. Le competenze tecniche e scientifiche sono sempre più richieste e non sempre bastano quelle fornite dalla istruzione scolastica. Ritengo che debba crearsi una sinergia fra industria e scuole al fine di creare nei giovani una formazione sufficiente ad entrare nel mondo del lavoro appena concluso il corso degli studi. Ciò determinerà una forza lavoro più motivata e flessibile pronta ad affrontare con grinta l’evoluzione dei tempi.

Quale è il ruolo della formazione continua nel migliorare l’occupabilità dei lavoratori?

 Credo di aver già parzialmente risposta alla domanda nei punti precedenti. Comunque insisto nel sostenere che la formazione è una risorsa da non sottovalutare nel mondo del lavoro. Se è vero che le conoscenze oggi sono facilmente acquisibili attraverso i media ed INTERNET è anche vero che sono quasi sempre di carattere generale e non si soffermano nello specifico. Solo una formazione mirata e costante può garantire il suo successo e favorire il lavoratore e le aziende.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi del lavoro agile per le aziende ed i dipendenti?

Sull’argomento possiamo rinvenire facilmente una copiosa disparità di opinioni. Vi è chi esalta questo tipo di approccio al mondo del lavoro e chi ne sottolinea i difetti. E’ indubbio che non è più attuale, fortunatamente, l’esigenza che ha indotto le parti contrattuali ed il governo ad implementare il lavoro agile, per cui sempre più si susseguono le analisi su questa nuova forma di lavoro.

Tra i vantaggi sono stati indicati: a) la flessibilità degli orari che permette al dipendente di organizzare la propria giornata lavorativa in maniera più elastica; b) la riduzione degli spostamenti che produrrebbe anche una riduzione del traffico e delle amissioni di CO2; c) un aumento della produttività e un miglioramento del benessere; d) un risparmio sui costi. Quali aspetti negativi sono stati individuati : a) una forma di isolamento e mancanza di interazione sociale mancando la possibilità di condivisione e/o confronto con i collegi di lavoro; b) una difficoltà di comunicazione non avendo la possibilità di vedere il proprio interlocutore in faccia; c) la distrazione domestica in quanto si corre il rischio di essere disturbati dai familiari che entrano es escono dalla stanza, magari facendo rumori anche nello svolgimento dei compiti domestici; d) la difficoltà dal separare la vita privata da quella professionale; e) problemi tecnologici e di sicurezza informatica. Personalmente ritengo che lo smart working, pur presentando dei vantaggi, debba essere utilizzato per brevi periodi e comunque alternandolo con la presenza del lavoratore sul posto di lavoro.

Pensi che il lavoro da remoto diventerà una pratica standard anche dopo la fine della pandemia?

Ribadisco che non ritengo utile che diventi una pratica standard considerando maggiori gli svantaggi che i vantaggi. Alternarlo per qualche periodo con quella in presenza potrebbe essere utile ma sostituirlo a quest’ultimo sarebbe deleterio in una società che già vede l’essere umano isolarsi appena può.

Quali sono i principali diritti che i lavoratori devono conoscere e difendere?

Credo che non vi siano dubbi, sulla scorta delle cronache giornaliere, che il diritto fondamentale che i lavoratori devono conoscere e difendere sia quello di svolgere la prestazione lavorativa in condizioni di sicurezza. Siamo di fronte ad un numero di morti sul lavoro inaccettabile in una società moderna che si ritiene anche evoluta. Se è vero che molto si cerca di fare per arginare il fenomeno bisogna prendere atto che è ancora troppo poco. Vi deve essere una collaborazione a 360 gradi fra lavoratori, imprese ed istituzioni per debellare questo fenomeno increscioso.

Altro diritto fondamentale è quello della tutela della dignità del lavoro che fonda le sue radici nel rispetto reciproco dei diritti e dei doveri di cui sono titolari le parti contrattuali. Una giusta retribuzione conferisce dignità e affezione al lavoro.

Quale è l’importanza della diversità e della inclusione sul posto di lavoro?

Se si riflette ci si rende conto di quanto ore della propria vita vengono dedicate al lavoro. E’ il luogo ove buona parte della giornata attiva (escludendo le ore notturne dedicate al sonno) si trascorrono insieme ad altre persone alcune. Con alcune capita di legare di più con altre meno ma ci si trova ad interagire scambiando opinioni, modi di pensare, culture diverse. Per molti resta l’unico momento di socialità e quindi può e deve servire ad un corretto confronto di idee accettando che altri possano avere opinioni diverse dalle nostre ma ugualmente da rispettare. Anche questo deve diventare il luogo di lavoro, una occasione di sviluppo della conoscenza degli esseri umani, unici nella loro diversità.

Come vedi l’evoluzione del mondo del lavoro con l’avvento della automazione e dell’intelligenza artificiale?

La circostanza che il mondo del lavoro sta andando incontro a cambiamenti significativi può spaventare molti. E’ in corso una rivoluzione trainata dalle tecnologie e, ultimamente, dallo sviluppo della IA. Entrambe porteranno sicuramente a maggiore efficienza e produttività ma quale sorte avrà il lavoro nella accezione attuale? Il mondo del lavoro è preoccupato per l’impatto negativo che potrebbe avere l’IA sugli stipendi ma vi è anche chi ritiene che possa contribuire a creare nuove professioni.

Come in tutte le grandi rivoluzioni industriali ci sarà un momento di smarrimento ma se si creeranno gli strumenti per avere una maggior flessibilità nelle competenze lavorative non dovrebbe esserci un grosso impatto sul mondo del lavoro. Cambiare determina sempre timori, in particolar modo per le generazioni più avanti negli anni, ma è un processo irrefrenabile a cui bisogna adeguarsi.

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